Goliardia è cultura e intelligenza
 
È amore per la libertà e coscienza della propria responsabilità
 di fronte alla scuola d'oggi e alla professione di domani.
 
È culto dello spirito che genera un particolare modo di intendere la vita,
 alla luce di un'assoluta libertà di critica, senza pregiudizi di fronte a uomini o istituti.
 
È infine espressione delle antichissime tradizioni che portarono
 nel mondo il nome delle nostre libere università di scholari.

 

autari / mercoledì, settembre 26, 2007 / 12:20 / Permalink
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Goliardia è cultura e intelligenza
 
È amore per la libertà e coscienza della propria responsabilità
 di fronte alla scuola d'oggi e alla professione di domani.
 
È culto dello spirito che genera un particolare modo di intendere la vita,
 alla luce di un'assoluta libertà di critica, senza pregiudizi di fronte a uomini o istituti.
 
È infine espressione delle antichissime tradizioni che portarono
 nel mondo il nome delle nostre libere università di scholari.

 

autari / mercoledì, settembre 26, 2007 / 12:19 / Permalink
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Un percorso per comprendere la goliardia: tra i Carmina Burana e i Fedeli d'Amore passando per i Trovatori
Il Carmina Burana è la raccolta di carmi scritti in latino ed in volgare specie tedesco.  Il manoscritto proviene dal convento bavarese di Benediktbeuren  e lo si attribuisce all'ambiente goliardico e dei clerici vaganti dei primi del Duecento. La tematica assai varia abbraccia corruzione dei costumi, contese religiose (con punte aspramente anticlericali), vicende politiche, amori mondani, cantati, questi, sul modello degli elegiaci latini e non immuni dall'influsso del Minnesang (propr. canto d'amore, dove Minne significa "pensiero d'amore" e "amore spirituale"):  e dei Fedeli d'Amore: ad accenti di ascetica rinuncia e di meditazione morale si alternano esaltati e splendidi inni alla donna, al vino e alla giovinezza che fugge.
Il Minnesang è un movimento poetico affine allo stilnovo italiano, iniziatosi in Germania alla fine del sec. XII, sul modello dei trovatori provenzali e con interferenza della lirica del culto mariano. Il Minnesang tedesco, che ha il suo centro nel sud, in Austria e Baviera, è lontano dall'aristotelismo dello stilnovo come pure dall'accesa sensualità dei trovatori: la donna, irraggiungibile, sposa per lo più del signore feudale, è amata nella nostalgia, e la speranza non è già di possesso quanto di dedizione totale e di fusione di due anime. Nei Lieder dei due più antichi, Dietmare von Aist e il Kürenberger, a bramare inesaudita era tuttavia la donna, e non l'uomo. La poesia dei Minnesanger, nata in ambiente cortese e destinata a esso, raffinata fino al virtuosismo, soprattutto nella metrica e nelle melodie dall'accentuato carattere modale, sa accogliere freschi toni popolari e non esclude l'amore tutto terreno per la fanciulla d'umile estrazione (Walther von der Vogelweide) come pure l'incontro carnale fra gli amanti. I maggiori rappresentanti di questa eccelsa fioritura lirica, che fu riscoperta soltanto nella seconda metà del Settecento (da Bodmer) e celebrata dal romanticismo, sono, oltre a Walther von der Vogelweide, Enrico di Veldeke, Enrico di Morungen, Federico di Hausen, Reinmar di Hagenau. Dopo il 1230 s'inizia il declino in una raffinatezza estetizzante da un lato, in toni prettamente popolari e parodistici (con Neidhart di Reuenthal, l'autore forse più rappresentativo sotto il profilo musicale, e Tannhäuser) dall'altro. Intorno al Trecento, al tramonto dell'età cortese, i poeti del Minnesang vengono raccolti in manoscritti giunti in parte fino a noi e dei quali diede le prime edizioni critiche K. Lachmann. 

autari / giovedì, dicembre 29, 2005 / 13:29 / Permalink
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le domande del secolo:
GOLIARDI SI NASCE O SI DIVENTA?
1) cosa è goliardia;
2) cosa è prendersi per il culo.
 
l'unico che può permettersi l'autoironia è colui il quale si conosce nel profondo (conosci te stesso). Altrimenti che autoironia è se non si è capaci neppure di sapere chi si è?
Una strada: la goliardia?
Quindi si nasce e si diventa, nel senso di disvelarsi. Ma può farlo solo colui che è in nuce, cioè potenzialmente tale. Altrimenti è come cavare sangue alle rape.
Leggo dal libro della rizzoli dedicato a Pietro I il grande, zar di tutte le Russie, modernizzatore di quella terra sul finire del '600, che lo zar aveva fondato una compagnia denominata "allegra" dopo aver dedicato a bacco il "Sinodo dei semprebrilli". E con pochi fidi si divertiva, tra una crudeltà e l'altra (indispensabili per imporre il nuovo corso), a bere, a ridere, a gridare, a mascherarsi ironizzando su tutti e su tutto ciò che capitava a tiro. Infierendo, in particolar modo, sulla chiesa ortodossa.
Anche lui era un goliarda...
autari / sabato, aprile 23, 2005 / 12:30 / Permalink
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Alle radici della tradizione perenne

 

Dioniso/Osiride/Siva, nomi diversi per la stesso principio. Entrambi conosciuti, in occidente ed in oriente, per aver gli stessi attributi, le stesse leggende, le medesime identità. Dioniso, Liber presso i romani, viene descritto per l’incessante vagabondaggio. Errante come un folle, è chiamato il Folle). Il Dio vagabondo è circondato da giovani stravaganti, avventurosi e sfrenati che vagano nella notte, cantano, ballano, e fanno continui scherzi ai sapienti e agli dei. In India, sono chiamati Gana ( i ribalti); a Creta “Corribandi”: incarnano la gioia di vivere, il coraggio, la fantasia e tutti i valori della giovinezza. Vivono in armonia con la natura e si oppongono all’ambizione distruttrice e al moralismo ingannatore. Questi delinquenti del cielo sono sempre pronti a rimettere a posto i veri valori, sbeffeggiare i potenti. I Corribanti, originati da Cibale/Iside/Parvati-Kali, sono in Grecia identificati con i Dattili del monte Ida e con i Curati, servi della dea madre, seguaci di Dioniso, apparentai ai Satiri, frequentano la musica, la danza e sono acrobati, burloni, buontemponi perennemente eccitati in cerca della buona sorte. Sono “demoni” dell’estasi di cui l’erotismo è espressione, pigiano l’uva, giocano e si ubriacano.

Sintesi dal testo di Alain Daniélou, “Siva e Dioniso”, ed. Ubaldini – Roma

autari / mercoledì, gennaio 12, 2005 / 18:05 / Permalink
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Sarebbe bello trovarsi nel punto stesso dell’origine, dove tutto è scaturito, dove tutto si annulla, dove si vive sempre nell’istante. Tutti insieme, senza  barriere generazionali, senza la vocazione a pianificare l’esistenza, l’esistente. Senza affanno per il vivere, con la gioia di vivere. Senza meta, nell’annullamento di qualsivoglia scopo che rende tutto inservibile, vano, una volta raggiunto. Gli anni che non passano, sono gli anni scolpiti nel cuore di quanti si sono sentiti uniti in questa condizione esistenziale, ma che non vivono di ricordi perché i ricordi sono sempre di maniera, sono macerie abitate da nostalgici che non vissero il momento. La vibrazione intensa è invece prodotta dalla vitalità con la quale rinasce in originale quella sensazione, che ha nell’ordine la propria cassa acustica, lo strumento in grado di elevare gli animi al di là delle brame personali e farli vivere intensamente con lucidità e consapevolezza stati di coscienza particolari. Gli anni che non passano sono pietre focaie.
autari / sabato, agosto 21, 2004 / 22:04 / Permalink
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Il Discorso sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola (1463-1494) è considerato il «Manifesto del Rinascimento». Scritto nel 1486, contiene infatti l'esaltazione della creatura umana, come creatura libera e capace di conoscere e dominare la realtà intera. Ancor più di questo però il Discorso parla del compito della creatura umana: questa, priva di immagine predeterminata, deve perseguire la propria compiutezza con un percorso che muove dall'autodisciplina morale, attraversa la pluralità delle immagini e dei saperi, e tende alla meta più alta, non rappresentabile. Pico della Mirandola ritiene che questo paradigma di sviluppo dell'esistenza sia universale, perché rintracciabile in tutte le tradizioni.

L'interesse attuale del Discorso è proprio nella sua affermazione che la natura umana, indeterminata e debole di per sé, si realizza e si identifica attraverso la realtà molteplice delle culture umane: ogni cultura costituisce una via diversa, ma nella sua essenza, funzione e struttura, identica. Di qui anche la possibilità della concordia e il fondamento della pace, tra le culture.

 

 

autari / venerdì, maggio 07, 2004 / 15:30 / Permalink
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Un’antica leggenda dei franchi racconta di un cavaliere errante chiamato “Senza Memoria” e del suo incontro con l’imperatore Carlo Magno. Il cavaliere si comportava in modo bizzarro, ormai uscito di senno, aveva perso completamente la coscienza di sé e non ricordava chi fosse. Il disgraziato vagava per le contrade dell’impero ed imitava il verso di qualunque animale incontrava sulla propria strada, credendo di essere proprio l’animale che imitava. Un giorno capitò alla corte dell’imperatore e Carlo Magno lo incontrò e nel riconoscerlo non provò né disprezzo, né ironia, bensì lo guardò con occhi compassionevoli velati di malinconia. Forse Carlo Magno vedeva nel delirio del cavaliere Senza Memoria prefigurarsi il destino del proprio impero ed era triste perchè aveva perso l'ogdaloide...
autari / giovedì, aprile 29, 2004 / 10:42 / Permalink
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http://www.ordoclavis.it
Il maestro dei cavalieri dello spirito
Il maestro del sistema non dogmatico si riscopre sempre discepolo ed in umiltà cerca la sublimazione delle proprie pulsioni mettendo al servizio di una causa superiore il sè personale, cioè tutte quelle energie che prima tendenvano solo ad appagare la personalità. E si ritrova maestro tra le milizie ideali dei cavalieri dello spirito pronte ad aiutare l'uomo a superare le difficoltà e vincere le ingiustizie. Il suo atteggiamento in questa battaglia e di combattere senza esserne il guerriero, piuttosto cercando il guerriero che combatte con lui. Ne prende gli ordini e gli obbedisce non come se fosse un superiore, ma come fosse se stesso e come se le parole del Guerriero coincidessero con le proprie. Egli è lui stesso, ma più saggio e più forte e per questo deve cercarlo. L'uno è mortale, finito e soggetto ad errare, l'altro è eterno e sicuro ed è la verità eterna. Insieme sono uno ed il secondo non l'abbondonerà nel momento della grande pace.
autari / venerdì, gennaio 09, 2004 / 18:52 / Permalink
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