Alle radici della tradizione perenne
Dioniso/Osiride/Siva, nomi diversi per la stesso principio. Entrambi conosciuti, in occidente ed in oriente, per aver gli stessi attributi, le stesse leggende, le medesime identità. Dioniso, Liber presso i romani, viene descritto per l’incessante vagabondaggio. Errante come un folle, è chiamato il Folle). Il Dio vagabondo è circondato da giovani stravaganti, avventurosi e sfrenati che vagano nella notte, cantano, ballano, e fanno continui scherzi ai sapienti e agli dei. In India, sono chiamati Gana ( i ribalti); a Creta “Corribandi”: incarnano la gioia di vivere, il coraggio, la fantasia e tutti i valori della giovinezza. Vivono in armonia con la natura e si oppongono all’ambizione distruttrice e al moralismo ingannatore. Questi delinquenti del cielo sono sempre pronti a rimettere a posto i veri valori, sbeffeggiare i potenti. I Corribanti, originati da Cibale/Iside/Parvati-Kali, sono in Grecia identificati con i Dattili del monte Ida e con i Curati, servi della dea madre, seguaci di Dioniso, apparentai ai Satiri, frequentano la musica, la danza e sono acrobati, burloni, buontemponi perennemente eccitati in cerca della buona sorte. Sono “demoni” dell’estasi di cui l’erotismo è espressione, pigiano l’uva, giocano e si ubriacano.
Sintesi dal testo di Alain Daniélou, “Siva e Dioniso”, ed. Ubaldini – Roma
Il Discorso sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola (1463-1494) è considerato il «Manifesto del Rinascimento». Scritto nel 1486, contiene infatti l'esaltazione della creatura umana, come creatura libera e capace di conoscere e dominare la realtà intera. Ancor più di questo però il Discorso parla del compito della creatura umana: questa, priva di immagine predeterminata, deve perseguire la propria compiutezza con un percorso che muove dall'autodisciplina morale, attraversa la pluralità delle immagini e dei saperi, e tende alla meta più alta, non rappresentabile. Pico della Mirandola ritiene che questo paradigma di sviluppo dell'esistenza sia universale, perché rintracciabile in tutte le tradizioni.
L'interesse attuale del Discorso è proprio nella sua affermazione che la natura umana, indeterminata e debole di per sé, si realizza e si identifica attraverso la realtà molteplice delle culture umane: ogni cultura costituisce una via diversa, ma nella sua essenza, funzione e struttura, identica. Di qui anche la possibilità della concordia e il fondamento della pace, tra le culture.