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Il racconto:

"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"

by Anonimo Corale detto "IL PROFETA"

CAPITOLO NONO: I dodici

Balabiut al termine della riflessione decise immediatamente l'urgenza di convocare il Gran Direttorio dell'Ordo Clavis Mundi. Pensò subito alla riunione istantanea e straordinaria dei dodici. Questi incominciarono ad arrivare mentre il XXXIII si stava ancora rinfrescando per prepararsi ad indossare il mantello dorato e calarsi sul capo la sua orsina. La luminosa li accolse con la musica soffusa dell'inno dell'ordine dove si parlava di sponde del Ticino e goliardi con manti d'oro, e i governanti, da parte loro, sfilavano davanti a Balabiut abbracciandolo per poi andare a sedersi nei rispettivi posti. In piedi era rimasto solo il Principe che guardava la tavola e i volti dei presenti. Alla sua sinistra era seduta la Pontica. Il viso altero esprimeva una forza magnetica indescrivibile e la sua testa, in posizione innaturale, leggermente reclinata, lanciava messaggi ambigui, ora di sottomissione, ora di maliziosa osservazione dei presenti. Alla sua destra Bengodi fissava il posto vuoto dove era solito sedersi Trapanat e sembrava meditasse su quella assenza. Probabilmente i suoi occhi scorgevano dei riflessi rossastri sulla sedia, quasi a somiglianza di quelli lasciati dal piscio asciugato dal sole d'agosto sui muri delle antiche città. Di fronte al Principe c'era Manetta, ministro della comunicazione, diventato famoso negli ultimi giorni per essere stato più volte fermato dai Servizi di Sicurezza con in mano una grossa pentola di altri tempi con la quale colpiva, o cercava di centrare, la testa dei passanti. Sempre rilasciato dagli stessi Servizi, aveva ottenuto la dispensa per poter proseguire i suoi studi, come lui asseriva, per comprendere gli effetti indotti dal trauma improvviso che causava ai malcapitati. Egli poi aveva argomentato, non senza forza persuasiva, che quella pentola avesse caratteristiche affatto speciali, in quanto era appartenuta alla moglie dell'ultimo Presidente degli Stati che era stato cucinato dalla stessa dopo che la candida, nel 2045, l'aveva mietuto come vittima. La povera donna, ormai impazzita, aveva partecipato ai funerali in condizioni pietose di vistosa confusione e, dopo il rito della cremazione del marito, ne aveva sottratto le ceneri per portarle a casa. Successivamente, queste erano state usate come macabro ingrediente di una frittatona con cipolle. I poveri resti dell'uomo che, secondo molti, era stato il più potente del mondo erano finiti nella padella ora di proprietà di Manetta. L'indigesto cibo aveva poi provocato la morte anche della folle vedova per tremenda indigestione. Al lato di Manetta sedeva Cunano; inquieto ed agitato osservava la pentola. Più in là era accomodato Rotax, già capo dei bongamba, una popolazione, dai modi primitivi, ma famosa per la produzione del liquido di bong. Questi individui giravano abitualmente nelle selve natie con un aggeggio di ghisa appeso al collo che sembrava essere uno strumento per bere quello che loro chiamavano "il nettare". La bevanda di bong, alquanto maleodorante, piaceva solo a questi tribali. Rotax era stato salvato dall'intossicazione del bong e curato nelle Accademie del sapere di vita dell'Ordine dove si era riscattato in forza del suo grandissimo cuore. Ancora un po' assopiti, con gli occhi cisposi, Palto e Gnano sembravano starsene in disparte. Oltre alla Pontica, nel Governo dell'Ordine, erano presenti due femmine stupende; uguali in bellezza, non avevano però il potere del profumo della pelle della prima vestale. Aba e Iba, si occupavano perlopiù della gestione delle risorse dell'Ordo insieme al gran tesoriere Sghei, assente giustificato perché impegnato in una missione presso la Valle del Plasma, ma presente alla riunione ed in collegamento con la cupola. Nel posto riservato alla riflessione, l'Ogdaloide emetteva una dolce luce che, rifrangendosi sulla feluca del segreto, donava ai volti dei presenti la gioia dell’appartenenza.-----------9,continua...

autari / lunedì, dicembre 30, 2002 / 18:56 / Permalink
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"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"

by Anonimo Corale detto "IL PROFETA"

CAPITOLO OTTAVO:Patasofia

Balabiut sentì subito il bisogno di entrare nella cupola per ritrovare il contatto con l'Ogdaloide e così cacciare lontano i pensieri funesti che continuavano a girargli per la testa. Quasi nudo entrò nella luminosa e si fermò dove era solito raccogliersi in riflessione, come era successo per quelli che erano stati prima di lui. Il senso d'angoscia continuava a stringergli la gola e l'attenzione spossata da ore vissute freneticamente, senza mai risparmiarsi, non aiutava la fase iniziale della concentrazione. Negli ultimi giorni aveva subito molte scariche emozionali che avevano lasciato segni evidenti sul suo volto: dal bacio sconvolgente della Pontica era iniziato un moto sensoriale sempre più accelerato che gli faceva vivere una sensazione opprimente, che lo costringeva a scivolare in baratri d'indicibile sgomento. La perdita di contatto con l'antico senato l'aveva provato quasi più che l'incubo di aver perso il Chiavone, solo perché questo era durato un istante seppure mai finito. La sola parentesi dello scatenamento della corrente libidica e della tempesta ormonale intercorsa tra lui e la Pontica l'aveva per un attimo distratto, ma poi era di nuovo ripiombato in uno stato d'animo di totale confusione, dove i contorni vampireschi della possessione carnale lo facevano sentire quasi come sfruttato dalla prima vestale. In questo stato la sua attenzione sembrava essersi come sfarinata, frantumata di fronte ad emozioni titaniche. Per un attimo pensò di collegarsi al naso la cannula d'argento, ma poi, quasi a ricordarsi del luogo di superiore energia in cui si trovava, desistette. Troppe prove in pochi giorni, pensava e poi si diceva: perché devo sopportare questa situazione? Perché i senatori non sono tornati. Almeno m'avessero portato via con loro, in un'altra dimensione. Qui tutto diventa terribilmente difficile. Siamo rimasti in pochi ed anche se indirizziamo i molti non mi è facile comprendere sino in fondo le motivazioni di vita di tutta questa gente con un incarnato così diverso dal mio. Anche la Pontica, con la sua pelle ambrata, cosa vuole veramente da me. Come osa sottrarre energia a chi è stato e sarà; in virtù di quale diritto arrogante pensa di sottomettermi? Non le sono sufficienti i suoi poteri di perdizione e dissoluzione? Le ultime parole le aveva pensate con una punta di malinconia e percepiva che il veleno era forse entrato irreparabilmente in lui, nel cuore del XXXIII. A quel punto di massimo struggimento, l'Ogdaloide lo coinvolse con la sua forza, sottraendolo definitivamente a tutti i rimpianti e ai risentimenti. La fase attiva si era finalmente avviata portandolo nella dimensione della giusta luce, dove tutto emanava armonia, e l'unità legava lo zero all'infinito. Il rapimento estatico durò poco, ma quando tornò su una frequenza più accettabile per mantenere la concentrazione prolungata, Balabiut si era finalmente rigenerato. Iniziò così la sua riflessione partendo dall'enigma della sparizione di Trapanant. Vide chiaramente i collegamenti con l'anno 2001, con gli esercizi teurgici di Berengario. Ordinò l'apertura dell'archivio e gli fu facile giungere a percorrere il filone patafisico indagando le sue recondite connessioni. Ad un tratto interruppe l'approfondimento e tornò subito sulla decisione iniziale, questa volta l'Ogdaloide lo guidava con maggiore vigore. Giunse così alla riflessione profonda dove gli apparve l'affermazione di un Dio che può tutto, ma non può riscrivere il passato. Dopo aver formulato la frase nel suo cervello, sentì come una morsa alla testa e poi una repentina emozione che illuminò i suoi pensieri di nuovi chiarori, sino ad allora non immaginabili. La sensazione di essere guidato da un'entità posta al di là del suo tempo e della sua dimensione si fece in modo acuto presente. Pensò: ancora loro, i senatori! Loro con quel sigillo segreto e con quelle pratiche patasofiche. Ed io che affermo che Dio non può riscrivere il passato, esclamò! Ma loro hanno scritto il futuro, ed anche in questo istante lo stanno plasmando; ed io...io che lo vivo percepisco che il passato è stato già pensato come futuro in potenza. Il mio passato non può essere riscritto dal Dio presente, ma da quello passato sì! Come futuro prossimo, forse? Quello si! L'antico senato come sempre presente a se stesso... Con questo pensiero il XXXIII rivolse il proprio sguardo alla zona della riflessione dove la forma ogdaloidale campeggiava nella luce sublime che faceva della cupola la lucente.---------8, continua...

autari / domenica, dicembre 29, 2002 / 10:43 / Permalink
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CAPITOLO SETTIMO:Trapanant

A quota mille la Grande Madre apre una fase critica, toglie la spirale e sfida il ciclo. Attenendosi al calendario patafisico, nei giorni 12, 13 e 14 di Absolu modifica le frequenze dell'Ogdaloide, traslandone i campi magnetici di un paio di lune. La notte del 16 Balabiut presenzia con la Pontica, Ogino e Knauss, i due fedeli diaconi di Venere, ad un banchetto, organizzato dalla Commissione, per la cerimonia di chiusura del congresso "La figa dei nostri padri". Troppo coinvolto dal tema della serata e travolto dalla vanità, con la quale era saltuariamente uso drogarsi, finisce con l'appartarsi con la Pontica e convincerla a passare la notte con lui. Erano per lei i giorni di calo energetico e, quasi dimentica degli insegnamenti ricevuti nella Cupola, non trova argomentazioni valide per far desistere Balabiut dai suoi impulsi carnali. Il perfido Trapanant, invidioso antagonista del XXXIII ed viziatamente convinto d'essergli pari in sapienza, avvedendosi dell'anomala ritirata dei due, li segue. Giunto alla dimora del Principe attende il momento favorevole per introdursi di soppiatto. All'interno non si perde tempo: la Pontica è già a smorzacandela su Balbiut, il quale totalmente perduto nelle sue emozioni e nudo più con la testa che con il cazzo, si sfila dal collo il Chiavone, che rischiava di strozzarlo, e lo lascia cadere. E' a quel punto che interviene Trapanant. L'occasione è troppo propizia: approfittando di una pecorina che toglieva ai folli amanti la visuale dell'ingresso, si concentra sul Chiavone e lo attira su di sé; quindi, a tutta callara si precipita all'Ogdaloide, senza doverci nemmeno pensare. Erano anni che attendeva quel momento e non riusciva a capacitarsi della facilità con cui era venuto in possesso del Chiavone: e pensare che aveva rischiato più volte la vita per un colpo di Stato! Alla cupola non gli fu difficile passare i sistemi di sicurezza grazie all'emblema, che gli consentiva di superare ogni ostacolo anche imprevisto. Tutto vibrante nel posto dell'Ogdaloide apre l'archivio dei sogni. Era chiaramente la prima volta che si trovava lì: la posizione arcuata del corpo in fibrillante risonanza, il travolgente godimento fisico per l'evento, unito alla negativa influenza allo zenit della lucente, produssero nel suo pensiero, inconsapevolmente obnubilato, una serie di immagini, peraltro molto nitide, che avrebbero dovuto apparirgli, in stato di veglia incosciente, evidentemente distorte e fasulle: E' chiaramente il 2001. Vede una stanza. Le trentatrè porte che vede sbattono per una forte corrente, ma all'interno i ragazzi con i mantelli dorati parlano e non se ne curano. Non vedono nemmeno le porte. Manca ordine eppure si professano Ordine. La corrente distorce i loro pensieri. Ma non se ne avvedono. Tra un "cazzofiga" e un "vaffanculo" affrontano anche temi che conosce benissimo. Ma è raro. A causa della corrente i ragazzi parlano ognuno una lingua incomprensibile all'altro, ma fanno finta di capirsi, perché credono che convenga loro così. Parlano anche di Goliardia. Ma è raro. Si presumono Goliardi. Ma è raro. Parlano di coesione a volte. Ma loro non sono per nulla coesi. Hanno un Segretus che li guida. Ma loro gli muovono contro. Trapanant non vede il Chiavone e prova ad orientarsi nuovamente: Ecco. Una casa in campagna. I mantelli. Il Chiavone...Natale 2000. Trapanant trasecola: che cazzo fanno Goliardia in un casolare? Senza riti, senza atmosfera...no, un attimo: una bella figa in autoreggenti. Tanta voglia di scopare. Tanta voglia di Goliardia. Tanta voglia di coesione. Non scopano, non fanno Goliardia, sono riuniti per motivi individualistici troppo forti, mescolano il sacro e il profano. Un libro. Sì è proprio Ordo Clavis... ma ... troppo sottile. Si orienta di nuovo: vede un Goliarda che scrive ai suoi fratelli. E' Berengario, è il Termaximus, lo vede benissimo. Cazzo! ma è impossibile, sta parlando di me! NO, NO...che cazzo fa mi cancellaaaahh... Il Trapanant si dissolse come il piscio sui muri dell'era pre-virtuale. Il Chiavone cadde nel mezzo della cupola producendo un rumore sordo che sembrava squarciare il Tempo. Balabiut si destò. Un cattivo presentimento lo fece tornare in sé. Non vide il Chiavone e si rese conto di ciò che aveva fatto con la Pontica. Si inginocchiò e improvvisamente si accorse che il Chiavone gli pendeva dal collo. Pianse a lungo, per liberarsi di tutta la negatività di quella notte. Nessuno nei giorni successivi diede peso alla scomparsa di Trapanant. Lui se ne andò con i suoi cattivi pensieri, immagini di eventi che non erano mai accaduti, ma erano solo il frutto di un autotradimento. Eppure forse la Pontica stava già crescendo miracolosamente dentro di sé il seme di una nuova alleanza. O forse non è così.--------------7, continua...

autari / venerdì, dicembre 27, 2002 / 17:43 / Permalink
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CAPITOLO SESTO:L’Ogdaloide ed Orion

Il principe si sentiva presente tra loro. Poteva quasi toccarli e riconosceva; Berengario, Baldoriano, il nano Sboris, Gugia, Grigna, Rotari con Baby Doll, GPII, Ombracorta e Sgulot, Jena, O Ciucatè, Spaturnia e Duechili, Guliardon I e il III° e Piper. Non vedeva gli altri, ma percepiva che erano lì, un po' più in ombra, non in disparte. Li vedeva così bene che per un momento pensò di rivolgersi a loro per salutarli e presentarsi. Avvertiva forte il bisogno di abbracciarli. Inutilmente allungò le braccia, tanto era forte l'illusione provocata dall'azione dell’Ogdaloide. Ora, avrebbe voluto toccare i loro visi, come era solito fare nei viaggi ludici nell'onirico, ma non poteva. La sua impotenza gli induceva uno stato di sconforto, solo a tratti rotto dal fascino che provava guardando quei visi ancora giovani, e le loro lunghissime chiome tutte uguali nel colore dorato. Improvvisamente questo stato emotivo lasciò spazio a cupi presentimenti. La mutazione improvvisa d'umore era coincisa con il rimbalzare nel suo cervello delle parole di Piper che ritto in piedi parlava ai senatori dicendo: Fratelli, dove pensiamo di ritornare, molte cose sono successe, fatti che noi abbiamo vissuto come semplici spettatori. Tornare ora sulla Terra è per noi possibile, ma forse non è saggio. I nostri fratelli terrestri hanno imposto la presenza dell'Ordine nei posti di massimo potere; attraverso l'Ogdaloide possono vedere e vivere esperienze precluse a qualsiasi umano. Hanno saputo utilizzare nel modo più proficuo gli strumenti che avevamo preparato per la loro generazione. Noi abbiamo percorso tutte le dimensioni. Siamo Amati dalla luce sublime. Abbiamo perforato le tenebre più oscure e con noi, la nostra proiezione nell’Ogdaloide, ha accresciuto le potenzialità dei fratelli terrestri. Il nostro tempo sulla terra è per sempre terminato, e loro hanno dubitato.

Il XXXIII sentì queste ultime parole in modo flebile quasi sfuocato; mentre le immagini si fecero meno nitide, l'Ogdaloide si disinserì dalla fase attiva, e Balabiut rimase sudato a guardare nel vuoto.-----------6, continua...

autari / giovedì, dicembre 26, 2002 / 09:26 / Permalink
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CAPITOLO QUINTO:L’Ogdaloide

I tre si guardarono ancora negli occhi per un interminabile istante e poi si salutarono uscendo insieme dalla cupola. Il pensiero del ritorno dei naviganti dalla dimensione di Orion continuava a battere nella testa del XXXIII che non riusciva a decifrare completamente i sentimenti che lo agitavano. Da una parte considerava l'avvenimento come qualcosa di straordinario e di epocale. Nessuno, infatti, era mai tornato da quella dimensione ed era felice che proprio all'antico senato dell'Ordine spettasse tale primato. Un avvenimento come questo doveva essere sfruttato al meglio, diceva tra sé e sé, ma non appena cercava di concentrarsi sulle diverse possibilità per amplificare il successo della missione di ritorno (ma poi era stata una missione?), il suo pensiero si velava di malinconia e d'irrequietezza. Tornò subito sui suoi passi ed affrettandosi entrò quasi di corsa nella cupola. Riprese la riflessione innescando l'ogdaloide in fase attiva per cogliere anche le più tenui vibrazioni dello spazio allo zenit della lucente. Più si focalizzava e meno riusciva a captare segnali in quel punto. Era quasi deciso ad andarsene a riposare, quando gli sembrò di percepire flebili luci arrivare da 72 ore di distanza. I suoi pensieri incominciarono ad intensificarsi con un'eccitazione sempre maggiore, che sarebbe risultata fatale a qualsiasi uomo non abituato alla concentrazione guidata dall'Ogdaloide, e con nitidezza d'immagine impressionante. Lui stesso era sorpreso di trovarsi a vivere e subire uno stato così violento di emozioni capaci di farlo schizzare rapidamente in una condizione di contemplazione estatica degli avvenimenti, dove la marcia d'avvicinamento dei ventiquattro senatori rappresentava la scena centrale e di maggiore interesse. In questo funambolico stato d'animo, i dubbi lasciavano il posto alle certezze; le inquietudini vissute insieme alla Pontica e a Bengodi sparivano. Si sentiva fortemente attratto da quella forza che s'irraggiava sopra la cupola in direzione di Orion. Lui stesso sentiva di farne parte interamente senza però annullarsi mai in essa. La forza lo inglobava, ma gli impediva di perdere contatto con la sua personalità e con i dubbi provati poche ore prima, che si appuntavano proprio sulla missione dei senatori nella dimensione di Orion, ancora avvolta nel mistero e avviata proprio quando l'Ordine stava per assumere un rilievo planetario, dopo le nefaste vicende dell'anno 2045. Alle chiare immagini dei ventiquattro, che si materializzavano nella mente di Balabiut, alcune avevano una forza suggestiva particolare. Certi senatori apparivano con i mantelli dorati dispiegati, ed alle immagini si aggiungevano le parole proferite da un uomo alto all'indirizzo di un altro che sembrava avesse sei occhi, due dei quali appesi al collo con un sottile filo d'oro. I loro nomi non erano nuovi alle orecchie del XXXIII. Si, esclamò Balabiut, si deve trattare di Berengario e del Piper66 (questo era il nome riportato nell'archivio uno/2000) detto il Grigna. Di quest'ultimo sapeva quasi tutto perché era a conoscenza dei contenuti dell'archivio dell'ordine e delle cronache dell'anno 2044, quando il Grigna s'era dato alla latitanza dopo aver causato il crac finanziario della più importante casa veicolare del mondo, la NSUprinx da lui presieduta. Tutti parlavano di questo ex magnate come di uno che aveva vissuto sulla propria pelle la fortuna di un doppio miracolo riuscendo a scampare sia alle ricerche della legione di finanza del mondo, che dall'abbraccio mortifero del fungo letale.-----------5, continua...

autari / lunedì, dicembre 23, 2002 / 20:15 / Permalink
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CAPITOLO QUARTO:Bengodi

Un gran trambusto ruppe l'armonia che si era instaurata tra il XXXIII e la Pontica all'interno della cupola luminosa. Era Bengodi, Ministro dell'Interno, che correndo affannosamente aveva sbattuto il grugno contro la porta di cristallo chiusa. Il poveretto aveva cercato con l'ultimo fiato che gli era rimasto in corpo di pronunciare la parola di passaggio, ma la porta non comprendendo il suono emesso che sembrava un lamento era rimasta beffardamente sigillata. Con uno scatto Balabiut chiuse allora l'archivio dei sogni, ritraendosi dalla Pontica che lo fissava incuriosita e delusa per affrettarsi in direzione della porta di cristallo per soccorrere il fratello gemente. Dopo aver intimato alla porta d'aprirsi, si rivolse al ministro chiedendogli i motivi di una tanta fretta, ben sapendo che l'unico modo per mettersi in contatto con lui mentre l'Ogdaloide era inserito consisteva nel giungere all'interno della cupola, sino nel luogo della riflessione. Ancora esanime il malconcio Bengodi farfugliò frasi quasi incomprensibili su un volo di ritorno dalla dimensione di Orion. Il XXXIII capiva a fatica e ci volle più di un quarto d'ora a Bengodi per riprendere ossigeno e lucidità espositiva. Alla fine del racconto, un silenzio preoccupato scese sui tre rotto solo, dopo interminabili istanti, dalla voce melodiosa della Pontica che esordì rivolgendosi a Bengodi per chiedergli se le informazioni fossero certe. E continuò, apostrofandolo: sei proprio sicuro che il Presidente della Commissione ha prove valide per affermare il ritorno dei navigatori dalla dimensione di Orion. Bengodi, con un gran sospiro, quasi a volersi rilassare, iniziò dicendo che proprio il Presidente in Persona lo aveva chiamato perché riteneva la notizia di particolare interesse sia per l'Ordine che per la stessa Commissione. La Pontica non gli permise di continuare ed attaccò: ma tu gli hai chiesto su quali fondamenta si basa la sua notizia. E' risaputo che dalla dimensione di Orion non si può tornare, ammesso che qualcuno sia riuscito ad arrivarci. La voce della Pontica nel proferire queste parole aveva assunto un tono quasi di minaccia che inquietò ancor di più il XXXIII. Si, rispose calmo Bengodi, sembra che i servizi di protezione siano riusciti a registrare una conversazione dei naviganti che si dovrebbero trovare a tre giorni di distanza dalla materializzazione sullo zenit della cupola. Bene, esclamò Balabiut, con un'aria artificialmente serena, vorrà dire che organizzeremo una festa in loro onore. Il problema è capire che tipo di festa. Questi mancano da 67 anni, non hanno vissuto né le mode del virtuale, né tantomeno le gioie oniriche del post. E' probabile che non sappiano nemmeno da che parte siano voltati, consideriamo che i più giovani hanno quasi novanta anni e qualcuno dovrebbe andare per i centosessanta. Benone, irruppe la Pontica, con aria divertita, vorrà dire che dopo i festeggiamenti di rito, gli diamo una rinfrescatina nella Valle del Plasma e poi li spediamo tutti nel lido onirico, dove non dovrebbero rompere più di tanto. Dopo un'ulteriore imbarazzante pausa di riflessione, il Principe si espresse con cautela, ma dimostrò di condividere le parole della Pontica giudicandole veramente azzeccate. Però, nella sua testa il leggero malessere causato dalla notizia improvvisa del ritorno dell'antico senato dalla dimensione di Orion non era completamente scomparso.-----------4, continua...

autari / domenica, dicembre 22, 2002 / 11:11 / Permalink
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TERZO CAPITOLO: La candida

Nel 2045 siamo nella piena era del virtuale, di cui certe manifestazioni rudimentali avevano già fatto mostra di sé alla fine del millennio precorso. Come anticipato, la candida aveva ormai mietuto morte per la quasi totalità della popolazione mondiale. Per capire i motivi della decimazione occorre fare qualche passo indietro nel tempo. Il XX secolo fu caratterizzato dalla rapidità dell’evoluzione tecnologica, soprattutto nel campo delle comunicazioni. L’avvento della multimedialità aveva consentito di avvicinare le distanze, come ai tempi dell’invenzione dell’automobile, dell’aeroplano, del telefono, della televisione o ancor più del telegrafo si poteva solo fantasticare. La plutocrazia, preparata e prodotta dalla tentacolare infiltrazione di grandi capitali in ogni istituzione pubblica e privata, portò con sé a cavallo del millennio l’inevitabile accelerazione del consumismo più sfrenato. Il connesso incalzare dell’arrivismo socio economico produsse uno sconvolgimento nella scala dei valori della vita. L’uomo, sempre più distratto a se stesso e progressivamente sollevato dal ruolo di produttore di denaro ma comunque destinato a favorirne la circolazione, imponeva all’ingegneria di rispondere alle richieste collettive, via, via marcatamente più esigenti, di un benessere in termini di comfort e risparmio di tempo. In questo quadro, in cui i fattori in gioco cominciavano a muoversi in modo pressoché automatico, sembrava non esserci più spazio per le relazioni sentimentali. Un sintomo terrificante fu la nota sindrome da Play Station, che colpì soprattutto i giovani entro i 25 anni. Le vere vittime di questa malattia psicosomatica furono le povere fanciulle, che già nel 2000 non sapevano più dove sbattere la testa per trovare soddisfazioni sessuali. Mentre i ragazzi si atrofizzavano il cervello smanettandosi come pazzi davanti ai loro monitor, le ragazze non sapevano più dove lesinare cazzi. L’evo informatico, come amavano chiamarlo già da tempo i membri del S.O.T.C., caratterizzato dalla diffusione della comunicazione via internet e oggi noto come pre-virtuale, preparò il terreno all’isolamento dell’individuo che si realizzò compiutamente solo qualche decennio dopo. Già alla fine degli anni ’10 la gente non usciva più di casa, troppo coinvolta dalle relazioni via etere. Col tempo le segretarie in minigonna arrampicate sugli scaffali impolverati, i pendolari scomodi compagni di viaggio, i quotidiani, i giornali scandalistici, le boutiques alla moda, il telefono, la televisione, l’ascensore, sembravano sempre più appartenere all’antichità e non al periodo poi non così lontano. Parimenti, i pranzi sociali, i circoli culturali, le feste, i ritrovi abitudinari, le discoteche, erano ormai solo un ricordo. Il detto dell’epoca era “tira più una fibra ottica che uno shuttle di bernarde arrapate”. Eppure nemmeno l’autoironia serviva a distogliere l’uomo dalla più totale degenerazione cerebrale. Solo la Goliardia, con le sue buffe feluche e i suoi mantelli colorati, con i suoi riti e le sue tradizioni, quale apicale momento di aggregazione umana retto sullo scazzo, sembrava resistere stoicamente alla inesorabile implosione delle relazioni reali, grazie al fatto di non essere mai stata in nessuna epoca una semplice moda transitoria. Anche l’ignoranza assumeva contorni peculiari e sfumature senza precedenti. Difficile credere che si potesse essere male informati nell’era dello sviluppo della comunicazione medianica. Eppure era così. Basti pensare che nel 2045 quando si sentiva qualcuno accennare all’Ogdaloide, le risate corali degli stolti erano sottolineate dall’intonazione di antiche strofe “nel 2000, noi non mangeremo più, né bistecche né spaghetti col ragù, ma soltanto qualche pillola in gran felicità…”, allusive al fatto che solo dei visionari avrebbero potuto crederne la progettazione. Strano a dirsi, eppure si era convinti, per usare un paragone forte che dia l’idea, che era come pensare che Leonardo potesse costruire il teletrasporto. Questo aspetto così stonato e per certi versi paradossale dell’epoca si può riassumere in parte in due parole: evoluzione involuta. E sì che l’ibernazione era già stata ampiamente superata, che la navigazione stellare era alla portata di tutti. Probabilmente questo fenomeno era significativo del fatto che l’uomo aveva totalmente perso la sua dimensione interiore ed era completamente poggiato sulla materialità degli eventi. Insomma, solo pochi privilegiati si rendevano conto di cosa fosse vero o falso, quali fossero i confini del possibile e non avevano perso di vista l’identità dell’uomo nell’economia cosmogonica. La confusione regnava sovrana, ma inconsapevolmente. La gente del mondo non poteva sapere che l’ogdaloide avrebbe salvato la scintilla divina e che i Goliardi si sarebbero scaldati dal fuoco prodotto. Del resto la cultura personale era scaduta a curiosità, a hobby. Gli automatismi avevano ormai preso il sopravvento. I traduttori simultanei facevano sorridere nel ricordare l’antico uso di una lingua comune. La manualità nella digitazione era fondamentale, la matita era solo un ricordo. L’uomo non si capacitava più del valore che l’interagire aveva avuto nella quotidianità dell’esistenza. Ormai viveva in un totale stato di isolamento, in un ambiente asettico apparentemente privo di malattie. Ma stava proprio qui l’auto inganno. Nell’era del virtuale gli scambi interpersonali erano ormai pressoché azzerati. Gli individui conducevano la vita nella solitudine delle proprie dimore, dalle quali potevano controllare tutti i loro affari, compresi l’alimentazione e lo svago. Non esistevano più i luoghi di istruzione, i bambini a dieci anni erano già autosufficienti. Tutto si compieva quasi completamente a distanza: i crimini, per esempio, erano per la maggior parte di natura informatica, le malattie (chiaramente solo genetiche) si curavano da casa. Il denaro liquido non esisteva più. I figli si facevano in provetta. Il sesso era di pura immaginazione. Il concetto di famiglia contava solo per questioni censitarie. I matrimoni non comportavano una vita in comunione fisica. Tuttavia le pulsioni, le emozioni seppur sopite non erano scomparse del tutto nell’uomo. I capi spirituali del tempo facevano leva sul sentimento sempre più flebile e invitavano a reagire all’apatia. Fu così che verso la metà del secolo un accennato risveglio delle coscienze si trasformò improvvisamente in un’ondata di ritorno all’antico; riaffiorò il desiderio di recuperare le cose buone del passato e gli uomini, avvertito il peso inquietante della solitudine, ricominciarono a frequentarsi dal vivo. Il contatto epidermico tuttavia portò gli istinti a sfogare in RW soprattutto le esigenze sessuali. La ricerca dell’orgasmo di coppia provocò una serie di disordini sulla terra. Tutti ormai erano alla ricerca di una sana antica scopata e scoprirono quanto fosse bello toccarsi, baciarsi e fare l’amore. Si riscoprì il Kamasutra e il sesso divenne predominante in ogni ambito. È sufficiente citare le Olimpiadi bioniche del 2044. Un evento straordinario che riportava la popolazione mondiale indietro nel tempo. Per l’occasione il Capo degli Stati fece riaprire dal sovrintendente al Museo Mundi il Maracanà per calare l’avvenimento in un vero clima di antichità. Un po’ come quando nel ‘900 in Italia si correva ancora il Palio di Siena. I membri della Chiave fecero chiaramente incetta di medaglie d’oro: il già Azzurro Padulo salì sul podio per la specialità Saltinculo, Precox per il Vadolungo, Slip per il Tanga indor, Bindèla e Pietta per il 69 acrobatico, Durante per la Maratona, Spruzzo per il Tiro a segno, Casta per il fioretto, Vèrta e Vegni per l’amplesso sincronizzato, il nonno di Manetta per il 2000 seghi, Sfondo per l’Imene a ostacoli, Palpo per il Sollevamento bocce, le sorelle Materasso per i 4Xcippa, Cippone per il Martello; anche i bongamba furono iridati: A-moli-nò e Prövi per il Duedipicche di coppia.

La gente sembrava impazzita. Chiunque si sarebbe ipotecato il sistema informatico per trascorrere sei mesi sull’isola del piacere. Nel giro di un anno e mezzo la popolazione mondiale rischiava di raddoppiare per via dei coiti. Tutti pensavano solo a scopare. Qualcuno geneticamente più debole non reggeva il trasporto psicofisico e periva addirittura prima dell’atto. Tutto ciò fu veicolo di nuove malattie cui non si era ormai più in grado di rispondere. La mancanza di anticorpi fu la vera causa della diffusione della candida. Le donne del resto avevano praticamente gli uteri fuori uso da troppi anni. Le persone non erano più abituate a stare così a contatto fisico. Ogni batterio poteva essere letale. Lo sterminio fu imprevedibile. Solo i Goliardi che non avevano mai smesso di onorare i loro dei Bacco Tabacco e Venere si erano potuti salvare miracolosamente dalla ecatombe.---------3, continua....

autari / sabato, dicembre 21, 2002 / 15:39 / Permalink
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Il racconto:

"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"

by Anonimo Corale detto "IL PROFETA"

CAPITOLO SECONDO: La Pontica

Il luccichio della Chiave del Principe aveva innescato un altro episodio singolare, difficilmente spiegabile con gli equilibri di forza presenti nell'Ordine sino ad allora. Se qualcuno fosse entrato in quel momento all'interno della Cupola luminosa ed avesse guardato in direzione dell'Ogdaloide probabilmente non avrebbe capito quello che stava accadendo. Tutti sapevano che la Pontica non aveva mai gradito l'abdicazione del XXXII in favore di Balabiut. In cuor suo aspirava segretamente alla reggenza dell'Ordine ed aveva in proposito idee molto chiare. L'ascesa del XXXIII l'aveva vista come una sua diminuzione, anche se restava la prima vestale dell'Ordo Clavis Mundi già Clavis Universalis emanazione diretta dell'Ordo Clavis. Inoltre, un bacio carnale nell'anno 2122 non era un accadimento di tutti i giorni. L'era virtuale s'era già chiusa da un ventennio con le sue mode che spesso scimmiottavano quelle delle epoche passate, ma nel mondo post-virtuale la corporeità era caduta in disuso e si godeva maggiormente delle delizie della stimolazione onirica.

L'Ordine era all'avanguardia nella costruzione di tali scenari gaudenti ed anche in ragione delle sue risorse illimitate aveva assunto una posizione dominante nella conduzione della Commissione.

Alla Pontica tutti le riconoscevano doti rare, difficilmente riscontrabili in altre femmine dell'ordine, ed impossibili a trovarsi in qualunque donna del pianeta, anche in quelle artificiali prodotte nella Valle del Plasma. Del resto il suo soprannome le derivava dalla scoperta di un antico documento dell'ordine dove si parlava di femmine con doti isiache e proprio Balabiut aveva trovato la connessione con l'Iside Pontica citata in antichissimi testi scritti agli albori della civiltà dell'uomo, i cui riti erano ormai dimenticati. I testi del SOTC non erano stati completamente chiariti, ma era evidente che parlassero di donne con ruoli particolari e con doti rarissime. Le sue curve erano facilmente imitabili dai chirurghi estetici e dai tecnici della Valle del Plasma, ma il profumo della sua pelle era unico. Riusciva ad intontire ed ammagliare anche i moribondi privati di tutti gli organi e solo per lei valeva la pena di tornare alla carnalità più travolgente. C'era chi sosteneva che questo potere le era stato donato dall'impianto genetico di DNA appartenuto al Piper dell'ordine. Ma molti asserivano che Piper insieme a ventiquattro senatori del SOTC erano ancora viventi nella dimensione di Orion dopo che erano scappati dalla Terra per i noti avvenimenti del 2045.

Nota all’anno 2045

Nel 2045 successe di tutto. Più di sei miliardi di morti nonostante i successi della medicina e dopo che la ricerca medico-scientifica era riuscita a vincere ogni sorta di patologia. Tutte, tranne una: la candida. L'infezione micotica in una forma mutante aveva sterminato i nove/decimi della popolazione del mondo. Erano sopravvissuti i più forti che non contenti avevano incominciato ad ammazzarsi per futili motivi, in un clima di totale anarchia. Poche istituzioni erano sopravvissute a tale ecatombe e quasi nessuna associazione o confraternita. Il SOTC di fatto era rimasto in piedi e quasi tutti i suoi membri, pur avendo contratto il fungo nella forma letale, erano miracolosamente scampati. Un'aurea di mistero avvolgeva questa circostanza e molte persone chiedevano di entrare a far parte dell'ordine pensando così di scappare da morte sicura. Si diceva che il segreto risiedeva nella formula di uno sciroppo prodigioso messo a punto dai coniugi Rotari-Baby Doll, ma questi negavano e i più acuti osservavano che lo stesso intruglio aveva sterminato quel che restava della Minerva, ovvero una cavia umana che viveva in cattività nella casa dei coniugi. I più maligni però affermavano che la povera cavia umana era schiattata a causa delle angherie inflittogli da Baby Doll di nascosto dal marito. --------- 2,continua...

autari / venerdì, dicembre 20, 2002 / 18:24 / Permalink
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"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"

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CAPITOLO PRIMO: La Cupola

Nella cupola non c'era più nessuno. Lui, Balabiut era rimasto solo a meditare là dove da sempre si fermavano in riflessione quelli che erano stati prima di lui. Con il nome di Piperguliardon XXXIII aveva imposto la presenza dei mantelli dorati nella Commissione mondiale per la pace dei popoli, massimo organismo di governo del mondo del 2122.

Come ogni giorno era entrato nella cupola e si era fermato nel posto dell'Ogdaloide dopo aver aperto l'archivio dei sogni. Aveva riletto i messaggi dei fratelli e la sua cura era andata all'archivio uno/2000. La riflessione non poteva che partire da quell'anno, diceva tra sé e sé, per comprendere i passaggi che avevano originato l'azione dell'Ordine. Del resto, si diceva, che anche la parola di passaggio per entrare in questo posto, che altri avevano ribattezzato con il nome di cupola luminosa, era derivata da quel archivio.

L'archivio dei sogni era comunque aperto e la sua riflessione doveva iniziare come sempre.

La stanza, i messaggi parlavano di una stanza. Ma era una stanza vera, si chiedeva, o una del pre-virtuale dove i contributi viaggiavano liberi, come nell'Ogdaloide? Tutto gli sembrava così confuso ed a tratti aveva come l'impressione che si trattasse solo di un posto con diverse porte delle quali solo alcune erano aperte. E poi che senso aveva porsi una simile domanda per modalità di trasmissione dei sogni sapienti vecchia di 112 anni. Eppure tutto proveniva da lì. Questo lo comprendeva bene. Da quel appuntamento tutto era derivato, ed egli doveva indagare per comprendere il presente. Ben sapeva che il suo ordine, guida della goliardia delle aristocrazie dei popoli, non poteva lasciarsi trascinare in giochi di potere meschini, ormai le responsabilità erano grandi e non poteva più trincerarsi nelle Accademie dell'istruzione, né in quelle del Sapere di vita progettate e realizzate dall'ordine stesso.

Pensando intensamente e concentrandosi con la pratica del sogno cosciente non si era accorto della presenza della prima vestale detta la Pontica. La sua presenza era sempre avvertita da tutti. Dal suo corpo sinuoso emanava una fragranza antica che diversi chirurghi estetici non avevano ancora saputo imitare. Nonostante questa presenza, il XXXIII si accorse di lei solo quando ella si rivolse a lui con la sua dolce voce. Perché ti arrovelli sopra cose passate, gli diceva, noi siamo il presente, con loro non abbiamo in comune nulla. Noi siamo giunti dove loro nemmeno pensavano d'arrivare.

Mentre le diceva questo notò lo scintillio della Chiave che il XXXIII aveva al collo. Si bloccò e poi, comprendendo la funzione, tacque e lo baciò intensamente. Ogni dubbio era scomparso dai loro cuori. ----------------1)continua, vedi sotto l'avvertenza introduttiva

autari / giovedì, dicembre 19, 2002 / 17:50 / Permalink
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"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"

by Anonimo Corale detto "IL PROFETA"

Avvertenza

In occasione dell'anniversario di fondazione del Supremus Ordo Ticinensis Clavis, ora Ordo Clavis Universalis, fu affrontata, ad opera di Berengario, la storia dell'ordine nella forma di prolegomeni.

Vide così la luce delle stampe il libro intitolato Ordo Clavis, Prolegomeni alla Historia Clavis. Questo testo si articola in un trattato, in una storia dei principati di maggior rilevanza (che costituiscono la parte centrale del libro) e in alcuni frammenti scritti da Piper. Un dizionarietto completa il libro riportando ed illustrando le voci fondamentali del gioco e quelle attinenti al rito clavis.

Sembra che questo trattato sia riuscito a smuovere delle coscienze provocando, così ci dicono, moti inarrestabili dello spirito. E proprio dalla lettura della Historia prende le mosse il racconto a noi pervenutoci.

Non sappiamo se queste affermazioni rispondano a verità, come non conosciamo l'autore del racconto che si è celato dietro a non meglio identificati intermediari dichiarandosi di altra epoca.

L'unico dato certo è il lavoro da noi eseguito e il tempo dedicato per decifrare il brogliaccio che ci hanno consegnato, che è risultato non sempre facile da leggere e punteggiato, qua e là, da un tipo di scrittura elettronica a noi particolarmente ostica.

Il risultato è questo racconto, reso da noi il più lineare possibile per rendere agevole la lettura, senza portarvi aggiunte e cercando la piena fedeltà al testo originario.

Esso sembra provenire dal futuro, o appare, a volte, scritto partendo da una prospettiva che affonda le proprie radici nel presente con una visuale che si apre sul futuro, dove però il futuro raccontatoci alla fine risulterà essere altro.

Dalla finestra così aperta noi abbiamo visto gli accadimenti in questo modo, focalizzando la forma immaginifica là dove il suo incastro, fuori dalla realtà svelata alla fine del racconto, dovrebbe costituirsi per porre le basi della nascita di un nuovo soggetto. Ma anche di questo non siamo sicuri: potremo anche sbagliarci, sta al lettore attento o maggiormente attrezzato di quanto non siamo noi, cogliere i fatti di maggior importanza e comprendere i motivi del mancato incontro del 2122.
autari / mercoledì, dicembre 18, 2002 / 19:43 / Permalink
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n el año 1.212, bajo el reinado de Alfonso VIII, se fundó en Palencia el primer "Studium generale", precedente de lo que más tarde serían las Universidades. A estos Estudios Generales y a los que sucesivamente se crearon, acudían jóvenes de toda condición entre los que surgieron los SOPISTAS, predecesores de los actuales tunos.
Los sopistas eran estudiantes pobres que con sus músicas, simpatía y picardías recorrían figones, conventos, calles y plazas a cambio de un plato de sopa (cosa que les otorgó el nombre) y de unas monedas que les ayudaban a costear sus estudios. Cuando anochecía y una vez sonaba la campana de queda o recogida, salían a rondar los balcones para enamorar a las féminas que pretendían. Recibían el nombre de sopistas porque de ellos se decía que vivían de la sopa boba; siempre iban provistos de cuchara y tenedor de madera, lo que les permitía comer en cualquier lugar donde se les presentaba la ocasión. Estos cubiertos de madera eran distintivo de los sopistas, siendo en la actualidad símbolo de todas las Tunas Universitarias.

Era esta la versión española de un fenómeno generalizado en toda Europa durante la Edad Media y que se conoció con el nombre de Goliardos, los cuales representaban la bohemia universitaria viviendo como juglares y trovadores.

La primera referencia escrita a los sopistas data del año 1.300 y apareció en el "Liber constitutionem" de la Universidad de Lérida, donde se prohibía las rondas nocturnas de los escolares y se condenaba a los rondadores a la pérdida de los instrumentos, pues rompían el silencio y descanso de la ciudad.

En 1.348, Alfonso X "El Sabio", se refiere a los sopistas en "Las Partidas", diciendo: "Esos escholares que troban y tañen instrumentos para haber mantenencia".

De la misma época es la obra "Razón de amor y denuestos del agua y el vino", cuyo autor se retrata en la introducción: "Un escolar la rimó, que siempre dueñas amó". Y en ella se alude a las cintas de amor que prenden sobre la capa del escolar, por una de las cuales una dama reconoce al protagonista en la oscuridad de la noche.

El Arcipreste de Hita compuso más de diez pliegos de cantares para "escolares que andan nocherniegos e para muchos otros por puertas andariegos", y en su "Libro del buen amor" hace referencia al carácter mendicante de estos estudiantes: "Señor dat a escolar que vos viene a demandar. Dat limosna o ración faré por vos oración".

Fué en el siglo XVI cuando se formaron las tunas tal y como hoy las conocemos. Los sopistas se acogieron a la "Instrucción para bachilleres de pupilos" dictada en 1.538, norma que ofrecía vivienda a los estudiantes que no podían costearla. En ellas no podían mezclarse estudios diferentes y eran dirigidas por los estudiantes más antiguos, a los que se llamaba "bachilleres de pupilos", pues además debían apoyar en sus estudios a los bobos o estudiantes nuevos. Estas casas eran, por sus características, habitadas mayoritariamente por sopistas, y nunca fueron ejemplo para el estudio serio, y así en el libro "La vida del Pícaro Guzmán de Alfarache" encontramos:
" . . . no querían ver libro, ni atender a lo que habían venido a la Universidad; jamás se les caían las guitarras de las manos, daban mucho entretenimiento, cantaban muy bueno sonetillos y siempre tenían de nuevos, y los sabían hacer muy bien y pasar el instrumento".

Así, los pupilos que querían formar parte de las camadas sopistas, se convertían en escuderos de estos a cambio de que les instruyeran en su arte, lo cual permitía a los sopistas llevar una vida similar a la de los estudiantes ricos. Los nuevos que esto decidían, debido a su inexperiencia, eran el centro de la broma en las correrías de sus maestros, pero una vez terminado el pupilaje, el nuevo era admitido como uno más, y así en el libro "Historia de la vida del Buscón" de Quevedo, se hace referencia a estas costumbres que todavía hoy perduran:
"Viva el compañero, y sea admitido en nuestra amistad; goce de las preeminencias de antiguo; pueda tener sarna, andar manchado y padecer el hambre que todos!".

Como muy bien expresa D. Emilio de la Cruz y Aguilar en sus "Chrónicas de la Tuna", "A pesar del paso y cambio de los tiempos, los tunos siguen siendo viva credencial de la juventud de siempre, los mismos antiguos juglares y trovadores escolares que siguen en el mester, los entrañables y nocherniegos universitarios que, desde hace muchos siglos, sucediéndose a sí mismos, recorren rondando el mundo, cultivan los instrumentos populares y practican un género de música entroncada directamente con las albadas medievales o los cantos escolares pobres, testificando así este fenómeno cultural único . . . "

Por último, recordar a Jiménez Catalán y Sinués y Urbiola, historiadores de la Universidad de Zaragoza, cuando decían que:
" . . . de estas comparsas de tunos y sopistas salieron hombres que gobernaron a España y ocuparon puestos preeminentes en las letras, la política y el foro".
 

autari / giovedì, dicembre 12, 2002 / 18:43 / Permalink
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Importanti novità sul

 miglior sito italiano di goliardia

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autari / sabato, dicembre 07, 2002 / 12:34 / Permalink
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Il resoconto della Liberatio 2002

Dal nostro (pettinatissimo!) inviato "Il Supergiovane"

“Sin dalla più remota antichità i passaggi d'epoca sono stati considerati chiusure e aperture di cicli,
in obbedienza a una concezione del tempo quale sostanza non uniforme e neppure lineare.
Una smagliatura ci può indicare il varco, il cui passaggio verso una nuova era dipende da noi.”

Piper I Fundator Clavis