http://www.ordoclavis.it

Il racconto:

"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"

by Anonimo Corale detto "IL PROFETA"

22, Il laboratorio

Il laboratorio è uno spazio circoscritto dove si crea, si forgia, si manipolano sostanze, e si possono confezionare anche progetti composti da idee. E’ lo spazio dell’artigiano che fa della propria maestria la regola aurea di una vita e si prodiga affinché la produzione sia all’altezza della propria fama. La ricerca della perfezione è più importante rispetto a quella del guadagno e il proprio valore si esaurisce nel valore dell’opera. Nella sua bottega crescono garzoni che hanno le stesse sue aspirazioni ed un’unica meta: diventare magister, i migliori. Le regole, gli ideali, le aspirazioni ruotano attorno ad organizzazioni composte da confratelli; paratici, gilde, corporazioni, scandiscono l’ordine organizzando tale umanità. Nulla esce da questo mondo, nemmeno la ricerca della donna ha il coraggio di spingersi oltre la propria casta. Al laboratorio si contrappone l’officina dove, anche in forma metaforizzata, impera l’ideologia operista compensazione esistenziale che fronteggia il capitalista. L’operaio non condivide l’orizzonte di questo signore-sfruttatore, ma ne dipende in tutto e per tutto e vorrebbe la sua sublimazione in un’entità astratta a cui rifarsi come se fosse una divinità laica. Il capitalista non concepisce l’operaio come uomo come non conosce le regole del magister, e se anche le conoscesse si guarderebbe bene dall’applicarle perché non può desiderare un garzone pensante negli ingranaggi meccanizzati dell’organizzazione della propria officina. Il capitalista oggi ha invaso e permeato di sé tutto. Ha aperto la società, ha annichilito la politica e così il nuovo prodotto che chiamiamo politica politicante non sopporta gli slanci, l’amore, la passione di una politica portata senza secondi fini se non quello della propria perfezione che è la perfezione dell’uomo. La politica-politicante si esaurisce nella difesa degli interessi, e pretende dagli uomini il cartellino con il prezzo. Pretende di estirpare la paura comprandola e non comprende chi afferma che solo attraverso la maestria la paura può essere vinta. Chi aspira a diventare maestro ha l’obbligo di girare con il lapis rosso/blu per almeno evidenziare le gradazioni della distanza dalla mentalità del suo paratico.

autari / mercoledì, maggio 21, 2003 / 21:05 / Permalink
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Il racconto:

"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"

by Anonimo Corale detto "IL PROFETA"

21, Note fuori luogo al racconto

IV, Due Dimensioni

Già, le due dimensioni: anche in epoche diverse esistevano delle coscienze aspiranti alla sola dimensione orizzontale. Pur tuttavia, la presenza della Verticale, con la sua "caduta", riusciva sempre ad incrociare la prima e permettere una linea di fuga ascensionale a chi manifestava interesse a percorrerla. Oggi, la verticale è assente o cade al di fuori dell'Orizzontale e, non senza paradosso, anche se dovesse caderle "addosso" non verrebbe percepita e sfruttata per quello che potrebbe veramente rappresentare. Ne consegue l'assenza di possibilità con la determinazione di una strada obbligata che conduce ad una visuale particolare che si dipana, dissolvendosi, lungo quest'ultima dimensione Orizzontale.
All'inizio del viaggio, seppur in un momento di crisi, in un'altra epoca, il tutto era ancora tenuemente ancorato all'ultimo barlume della dimensione VERTICALE. Oggi tale dimensione è del tutto scomparsa. Viviamo nella multiculturalità, multivalorialità, multietnicità della dimensione ORIZZONTALE. Da parte nostra abbiamo cercato di forzare questa logica, di utilizzare lo strumento del bieco relativismo per affermare una visione della vita particolare, ma siamo incorsi nel più banale dei rischi, cioè quello di prendere un parafulmine per andare a pescare, utilizzandolo come canna da pesca, proprio mentre il temporale infuriava. La Chiave di cui si parla, questa Chiave, è esistita. Era un faro che emetteva una luce, seppur ad intermittenza, per indicare ai naviganti che là c'era un approdo sicuro, esisteva una terra, ma c'era anche un pericolo. I due aspetti erano uniti, le azioni -anche se non sempre in modo lineare e con alti e bassi- erano corali. Esisteva una sinergia. Il sentire era comune e condiviso. L'aspetto Verticale era tenuto in vita, risvegliato, almeno nelle coscienze dei singoli. Oggi tutto è diverso non tanto perché siamo diversi noi due, quanto perché l'antica dimensione è presente solo in noi stessi. Non è compresa dagli ALTRI. Non è partecipata e al massimo può rappresentare una visione esotica, uno schema imitativo, ma nulla più. Dall'Orizzontalità è difficile uscire, il suo capovolgimento improbabile e sempre grottesco. Ciò che è orizzontale rifugge anche la tridimensionalità, ed il livello d'accesso è unico. Il "Qui" vale come il "là", tutto è piatto. Non ci sono né abissi né vette. La noia mortale è vinta solo dall'illusione che cambiando punto si cambi prospettiva. Ma è solo un'illusione. La consapevolezza nell'uomo risvegliato o sarebbe fonte di pazzia o lo metterebbe in cammino verso l'altra dimensione (Orion?). Per la maggior parte degli uomini, dormienti, l'illusione sola li difende dalla sorte tragica ed eroica del navigare mentre la bufera imperversa.
Comunque ora e sempre solo nella solitudine delle proprie decisioni si prepara la rottura delle regole. I decisori (controllori/controllati) siamo noi stessi e sta' in noi, poi, aver la capacità di reggere tale rottura. Chi diceva, il bello, il grande, vorrei dire il magnifico, è navigare quando la tempesta imperversa, aveva ragione. Ed aggiungo: Il porto perenne è per i timorosi. Il rischio è di venirne travolti, mandando in pezzi la nostra coscienza. Questo ho imparato, sempre pronto ad imparare percorsi più "veloci" come germogliare una pianta, e poi essere in grado di ottenere tutto ciò che si vuole con la forza del suono. Tutto ciò è possibile dopo che si è conosciuto, cioè si è diventati coscienti non della propria libertà ma dei propri limiti; ossia CONOSCERE CIO' CHE E' GIA' PRESTABILITO.






autari / martedì, maggio 06, 2003 / 10:43 / Permalink
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