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Il racconto:

"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"

by Anonimo Corale detto "IL PROFETA"

CAPITOLO DECIMO: Manetta, chi era in realtà costui?

Sedicente depositario della spenta Gran Loggia della Sega, vantava nell’albero genealogico scienziati, ricercatori e già membri dell’antico Ordo Clavis ticinense, ma anche pataccari, furfanti e imbroglioni, e ancora eclettici, esuberanti e fantasiosi. In realtà anche i più autentici furono tutti malignamente tacciati di follia al tempo in cui vissero. Maldicenze sempre vinte dalla pacatezza d'animo che comunque li contraddistingueva. Era indubbiamente un individuo singolare, come tutti i membri del Direttorio del resto. A nessuno poteva sfuggire che nel 2122 portasse ancora gli occhiali da vista, che peraltro sosteneva fossero appartenuti nel passato a un tal Mike e di averli acquistati a caro prezzo al museo della televisione durante uno dei suoi viaggi alla ricerca di cimeli (la pentola che si portava appresso era fra i preziosi della sua collezione). Non si può tacere che il considerevole esborso si giustificava di fronte alla magia di quelle lenti che consentivano, a lui solo peraltro, di correggere i sette difetti dell’occhio umano. Le malelingue, invidiose della sua appartenenza alla cerchia dei prescelti, dall'esterno della Cupola lo accusavano spesso di fare un uso indiscriminato di quelle droghe sintetiche (ormai introvabili) diffuse sulla terra fino al secolo precedente. Dicevano che se le produceva artigianalmente. Gli stolti lo coprivano di ingiurie proprio quando, spezzando l'indole serafica, sosteneva con veemenza e fermezza le tesi più impensabili, ma come il Principe sapeva, sempre vere. Era tra i dodici quello col fiuto migliore. Ed è un po' qui che inizia la sua storia. Quella notte che un cattivo presagio gli fece avere un'intuizione geniale. Manetta era uso applicarsi con abnegazione negli esercizi di meditazione appresi nel corso degli studi superiori alla facoltà di Grandi Comunicazioni, ma quella notte successe qualcosa che cambiò il suo destino. Il pelato in divisa d’ordinanza teneva stretta con le mani allargate sui fianchi la cintura della diagonale e rigido dentro i suoi stivali fissava imperiosamente il ragazzo completamente nudo che gli stava di fronte: "Ascolta giovane! Io sono colui che tutto può. Ti posso voler vivo. Ti posso voler morto. Se mi stanco di te, ti accartoccio e ti butto via. Ma se cambio idea, ti posso ridare la vita sotto nuove sembianze. Vuoi la vita comoda? Ti posso dare tutto. Un giorno da leone o cento da pecora!" Il giovane ascoltava attento, senza batter ciglio: mai uno sguardo perplesso, mai una smorfia che lasciasse trasparire la seppur minima emozione. Sembrava inanimato. Le parole del pelato parevano guidate invece da una forza superiore: "Come una volta fu costruita l’arca; come una volta fu progettata la città tra le tombe; come una volta fu eretta la cattedrale. Homo faber sarai; un giorno ho temuto che la tua storia finisse; ho sempre occasione di ricordare del resto la fine dell’uomoragno. Immagini di olocausti ti attendono se non farai ciò che ti ordino; periranno impazzite le mucche; i deboli cederanno di fronte alla candida. Allora esigo che tu vada sull’altopiano carsico; ordunque: ascolterai gli artisti che fuggono i vizi e i tumulti delle città; al ritorno tu guiderai l’Arcadia. Vivrai da uomo libero; liberi vivranno gli uomini che ti seguiranno; vedrete cose che nessuno ha mai pensato di poter vedere. Ecco, tu foderai la casa delle libertà; avrai l’appoggio dei tuoi fratelli; e il tuo nome sarà Harlock." Il giovane era già quasi avvolto nel suo lungo manto nero, quando il disegno del teschio sul suo petto fu interrotto dal sopraggiungere di due individui. Un nippone si rivolgeva a un italiano con aria di disappunto: "Forattini, cosa fai, riscrivi la storia rubandomi i personaggi?". "Ma no…Matsumoto, non temere, non ti voglio fare nessuno sgarbo. Ho avuto un delirio di onnipotenza e pensavo che se la storia e l’immaginazione si alleassero potrebbe nascerne qualcosa di buono per il lettore dormiente. A proposito…ehi! Manetta! tu cosa ne pensi, non trovi che nelle parole del mio duce ci possa essere la soluzione all’enigma che ti attanaglia i pensieri?" Manetta si svegliò per l’improvviso riaccelerare del battito cardiaco. La visione si era interrotta bruscamente ma, come gli era accaduto nel suo ultimo viaggio fra i dolmen e i menhir, una forte sensazione di oblio continuava ad obnubilargli la coscienza. Il suo corpo freddo si sforzava di riprendersi al ritmo crescente delle sue pulsazioni. Con la fronte ancora perlata, cercò di riacquistare la giusta cognizione del tempo e dello spazio. Alla vista dei suoi effetti personali e in particolare del cucù di mastro Geppetto che rintoccava le 03.00 (altro prezioso cimelio) si accorse di essere nuovamente vigile e provò a capacitarsi del sogno che lo aveva sviato dalla meditazione facendolo cadere nel sonno. Ci vollero diverse ore di concentrazione e di navigazione negli archivi dei centri di Storia delle Civiltà dell’Uomo per riportare alla memoria ciò che aveva visto, ma soprattutto sentito. Dunque: il fumettista Giorgio Forattini e il Duce del fascismo italiano, il disegnatore di cartoni animati Leiji Matsumoto e il suo personaggio di spicco Capitan Harlock. Le parole del Mussolini forattiniano. L’analisi minuziosa del testo crittografato lo condusse a notare che ogni frase era composta da tre periodi e che ogni periodo era distribuito in modo tale che le lettere iniziali stringessero la parola C-U-P-O-L-A fra le due parole C-H-I-A-V-E. Perdio! Esclamò quasi con le lacrime agli occhi. Il sogno è chiaro ed evidente. Capitan Harlock è un uomo libero che si ribella alla palingenesi. È Lo spirito-guida dell’Arcadia, simbolo a sua volta di libertà, che richiama nel nome il paradiso ellenico e diventa luogo dove tutto è in equilibrio naturale e dove il nucleo umano è essenziale a se stesso e ai singoli navigatori pari in dignità, capaci di chiudersi in fascio per difendersi e per colpire. L’Arcadia, come l’arca di Noè, che difende dai mali impietosi di un mare in burrasca e si muove simbolicamente in uno spazio cosmico, sola dimensione in cui l’anima tormentata può trovare la dilatazione della propria interiorità. Un simbolo che si realizza quando si è in grado di rileggere a rovescio la storia dell’uomo per dirigere gli eventi del futuro. Come nelle piramidi d’Egitto e nelle cattedrali gotiche, nella Cupola un segretus indicherà la via per la costruzione dello strumento di rettifica, capace di fermare il tempo e impedire al grande fumettista di dover ricorrere ogni volta alla gomma da cancellare. Ma chi poteva incarnare l’Harlock atemporale se non il Principe della Chiave? Fu così che Manetta capì che era giunto il momento di dare concretezza alle sue conoscenze in fatto di comunicazioni. Fu così che nacque il progetto dell’Ogdaloide.---------10, continua...

autari / mercoledì, gennaio 01, 2003 / 10:49 / Permalink
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