Il racconto:
"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"
by Anonimo Corale detto "IL PROFETA" CAPITOLO DODICESIMO: Il presagio di ManettaManetta, l'Onanista di spicco, si era svegliato nel mezzo della notte. La Visione si era interrotta di colpo e la Corda d'Argento si era riavvolta troppo rapidamente provocando una forte sensazione di caduta, ridestando infine di soprassalto il suo involucro fisico. Madido di sudore cercò di riprendersi dall'improvvisa accelerazione subita dal suo cuore in agitazione e dallo stato di allarme indotto dalla Visione. Riacquistata la necessaria lucidità, cercò di ricostruire l'immagine, ma era tutto confuso: Cominciava a partire da una linea e a costruire il volto intravisto, ma senza riuscire a trattenerlo. Un'onda arrivava. Distruggeva il suo lavoro. Così riprovava. Ecco infine di chi era quel volto! Certo, era di Belteo, suo Grande Maestro, avvolto nella sua aureola (o aura) gialla, tanto cara all'iconografia cristiana, e che stava ad indicare alta spiritualità! Manetta sorrise per un momento ripercorrendo il ricordo degli insegnamenti e della carismaticità di Belteo, ma subito un'ombra cupa di preoccupazione discese sul suo volto. Ultimamente, per accrescere la grandezza dell'Ordo, Manetta era stato molto occupato nelle sue peregrinazioni alla ricerca di oggetti "magici" che venissero rivelati dalla sua riconosciuta abilità nel campo della psicometria. Era passato un considerevole lasso di tempo dall'ultimo incontro col Maestro Belteo e nessuno sapeva dove fosse ora. Come stava Belteo? E se gli fosse accaduto qualcosa? Nella Visione il Maestro era apparso sotto strane vesti, che Manetta pensava essere frutto dei residui effetti delle droghe assunte la sera prima, prodotte con la segreta Macchina Alchemica di sua invenzione. E se, invece, la Visione fosse non un effetto distorto dalle droghe, ma un messaggio telepatico di richiesta di aiuto da parte del Maestro in pericolo? E che significato avevano le rune incise in quel funesto simbolo ancestrale che nessuno studioso dell'Ordo era ancora riuscito a decifrare? E perché quella musica chiaramente cabalistica gli era apparsa associata alle rune incise in un tempo lontano? Cosa stava succedendo? Forse qualcuno tramava nell'ombra? Deciso ad alzarsi e ad agire, inforcò i suoi occhiali appartenuti a Mike e qualcosa gli sovvenne... "Parla con i venti che vanno verso nord, canta con il lama di Rikon. Antichi boschi e strade dell'Armoor, magici villaggi dei Bretons, nuvole che corrono nel cielo sopra te, sogna tra le pietre di Karnak", questo era il mantra recitato da Mike in TV, mentre girava la Ruota della Preghiera. Gli occhiali, avevano visto lontano e si erano rivelati ancora una volta preziosi, mostrando chiaramente la linea di azione da prendere per scongiurare il pericolo che minacciava Belteo e L'Ordo intero. Era giunto nuovamente il tempo di partire. Manetta doveva preparare in fretta una spedizione per ritrovare la "Lancia di L.Ongino-Knaus", sua antica mira. Era intimamente convinto che esistessero oggetti dotati di immensi poteri, il cui possesso o la cui conoscenza avrebbe permesso all'Ordo di divenire definitivamente dominatore del mondo... La Heilige Lance, la "Lancia sacra" utilizzata tempo addietro dal pretore L.Ongino-Knaus per trafiggere il costato del XXXIII, costringendolo a un "coitus-interruptus" e impregnata del sangue e del seme principeschi era misteriosamente sparita durante l'intervento per sedare l'attentato. La ricerca della lancia era il tormento di Manetta, ma ora, più che mai, il suo ritrovamento si imponeva per poter salvare il Maestro, in ormai evidente balia di forze oscure, e per salvare il destino dell'Ordo intero da questa nuova e ancora incognita minaccia. Manetta convocò i membri della spedizione, cavalieri e dame di eccelse virtù, ma anche personaggi controversi nell'immaginario dei più: Il Commissario Baslettoni, capo dei servizi di sicurezza; Topolano lo scaltro (conturbante roditore di gnocca); Archimerde, il genio inventore, ma anche noto per i suoi sporchi rituali legati alla coprofagia; Paperazzo, veloce araldo; Paperagade; Bastone il fortunato; Zio Peperone, dalle floride finanze; Claraberta, una dama dalle vedute molto aperte e il Botti, uno schizzato dispensatore di buonumore capace di tenere alto il morale del gruppo. Proprio il Botti interloquì con una bella bestemmia e scatenò un "W la Figa" generale. Per un momento la tensione sul volto di Manetta si allentò e sulle sue labbra comparve un sorriso. Scuotendo la testa e ridendo tra sé e sé, stava pensando alle dure reprimende dirette da Belteo contro i "cazzofiga" e i "vaffanculo", che contraddistinguevano personaggi come il Botti, ma d'altronde era quanto mai necessario stemperare il clima di tensione che avrebbe accompagnato il gruppo lungo il difficile cammino della ricerca. Bisognava ritrovare la lancia e bisognava ritrovare Belteo per non perdere i suoi insegnamenti. Al sorgere della nuova alba, la spedizione era già cominciata.------------12, continua...










