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Il racconto:

"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"

by Anonimo Corale detto "IL PROFETA"

CAPITOLO TREDICESIMO: Il Risveglio di Manetta

Il risveglio fu improvviso. Manetta s’accorse di aver solo sognato. Topolano, gli otto nani -i soliti sette più il voncio detto crostolo- Paperazzo, Archimerde, il maestro Belteo, il Botti, e tutti gli altri personaggi erano solo il frutto di un sonno senza riposo. Negli ultimi tempi si era stancato moltissimo con inutili rincorse appresso passanti sempre più scaltri e veloci nello schivare i suoi micidiali colpi. La sera prima aveva cenato da solo dopo il ritorno dalla riunione ed aveva commesso l’errore d’usare la pentola per prepararsi un cibo del pre-virtuale a base di carne vera di vitello ibernato. Anche questo reperto fossile insieme alla padella ed agli occhiali l’aveva comprato alle liquidazioni dei Musei Mundum. Come è possibile, si disse, che tutte le visioni e i preparativi della missione alla ricerca di Belteo fossero solo sogni fantastici e nulla più. Eppure la corda d’argento l’ho dipanata, ne sono certo; avevo iniziato il mio viaggio in astrale…Mentre rifletteva su queste ipotesi, si aprì il collegamento con il XXXIII e nel volgersi in direzione dell’immagine tridimensionale parlante si accorse di una linea dal colore grigiastro che partendo dal giaciglio arrivava sino a lui. L’osservò meglio e poi esplose in un’esclamazione: è vomito per bo…Non ebbe la forza di finire la frase per il sopraggiungere di un nuovo conato che gli fece sbruffare l’immagine di Balabiut. Il Principe aveva osservato la scena muto, ma quello era troppo e non si trattenne più: ma che cazzo fai, mi scatarri l’immagine. Che schifo, per mille tazze di Bong. L’esclamazione principesca risuonò nel luogo di Manetta, sempre in preda a sussulti incontrollati. Senza pietà, Balabiut di rimando l’apostrofava con frasi indicibili e il povero Manetta non riusciva più a riaversi. Se non fosse stata tragica la scena aveva un qualcosa di comico. Manetta lentamente si riprese e guardò l’immagine completamente immerdata di Balabiut che gli intimava di raggiungerlo subito alla Luminosa. In un istante Manetta, partecipe a se stesso, si presentò al cospetto del XXXIII. La Cupola era veramente lucente come non l’aveva mai vista. Il Principe era nella posizione della meditazione e aveva sul capo la feluca del segreto. Manetta con la sua orsina si avvicinò e comprese che doveva affiancarlo nella riflessione. Nel sedersi sentì la voce del Principe parlargli con una naturalezza mai riscontrata. Siamo in collegamento con i naviganti –disse ed aggiunse- con loro vedo una nuova figura. Mi dicono che si tratti di Abraxas.--------13, continua...

autari / martedì, gennaio 07, 2003 / 17:44 / Permalink
commenti (1)
Commenti
#1   10 Gennaio 2003 - 02:28
 
La morte di Gaber La morte di Giorgio Gaber ci insegna qualcosa: dobbiamo sbrigarci a dire che Dario Fo è una nullità sopravvalutata finchè è vivo.
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