Il racconto:
"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"
by Anonimo Corale detto "IL PROFETA"CAPITOLO QUATTORDICESIMO: Abraxas
Manetta guardò Balabiut e dopo un gran sospiro esclamò: Abraxas?, ma chi è costui?. Il XXXIII sembrava non aver sentito, nel suo volto si poteva leggere la serenità e la contentezza di chi, dopo una lunga scalata, è arrivato sulla più alta vetta e guarda l'orizzonte che lo circonda, nel quale si perde, ma riscopre con un'evidenza esaltante sensazioni sopite, mai cancellate. Manetta osservava e nel contempo partecipava, seppur inconsciamente, alla stato di gioia profonda vissuto dal principe che, a sua volta, senza perdere l'attimo, era presente all'interrogativo del fratello. Il silenzio continuò ancora per qualche infinito minuto. Ad un tratto, il XXXIII si alzò e rivolgendosi al ministro della comunicazione gli disse che dopo aver ripreso il contato con i naviganti ed aver visto alcune immagini nitide, li aveva di nuovo persi. Continuò dicendo: non devono essere molto lontani, probabilmente sono a sole novantacinque ore sopra lo zenit della lucente. Ho visto una cosa nuova, come ti dicevo, una figura a me ignota che si chiama Abraxas. Per quello che conosco non dovrebbe trattarsi di un senatore, almeno non dei ventiquattro partiti nel 2045. Dicendo questo, il cuore di Balabiut si riempi di dubbi, degli stessi che lo attanagliarono quando seppe del possibile ritorno dell'antico senato. L'arrivo di bengodi interruppe il monologo del principe. Dopo i saluti di rito anche Bengodi fu messo al corrente degli imprevisti sviluppi della faccenda senatoriale. Bengodi aveva ascoltato in silenzio, guardando ora il principe, ora il viso, ancora provato dal risveglio traumatico, di Manetta. Poi, senza badare all'atmosfera di cupa sospensione degli interrogativi, si volse verso Manetta chiedendogli i motivi della sua presenza senza la ormai mitica e temuta padella. Il principe lo guardò come allibito e poi proruppe in un'esclamazione secca: cinocefalo del cazzo. Noi siamo qui a romperci il cranio su un doppio mistero e tu fai domande pettegole. Dai, non fare quella faccia da crenna di culo altrimenti mi costringi a mandarti in esilio sull'isola Fragrante, fra il corallo molle ameboide e protoplastico -aggiunse il principe-, volevo solo farti comprendere l'importanza del momento. Nel mentre entrò anche la Pontica che ad alta voce recitava un'antica filastrocca: Tre Anelli ai Re degli elfi sotto il cielo che risplende/Sette ai Principi dei nani nelle lor Rocche di pietra/Nove agli uomini mortali che la triste morte attende/Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella Reggia Tetra/Nella terra di Mordor, dove l’Ombra Nera scende. /Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, /Un Anello per ghermirli e nel Buio incatenarli,/Nella terra di Mordor dove l’Ombra Cupa scende.- Giunta davanti al Principe s'interruppe, e senza lasciargli il tempo di metterla al corrente degli ultimi fatti, disse, so' già tutto ed anche se Bengodi non s'è curato di controllare il Presidente della Commissione e i Servizi di Sicurezza ho avuto una soffiata. Tutti conoscono la posizione della fluttuazione dei naviganti ad ore novantacinque sopra il nostro zenit. Poi, con una punta di civetteria in un'aria di modestia aggiunse: penso sia tutto. Balabiut la penetrò con uno sguardo diffidente e sorpreso, ma non disse nulla. Levandosi piano la feluca del segreto avvicinò a sé la Pontica e, dopo averla fiutata ed essersi inebriato con il sapore della sua pelle, le sussurrò nell'orecchio che non sapeva del venticinquesimo navigante, della presenza di Abraxas. La Pontica nel sentirne il nome fece un passo indietro e si allontanò dal XXXIII. Come? -esclamò- Abraxas, mi stai dicendo che hai visto nitidamente, con loro, le sembianze di questo Abraxas. No, riprese Balabiut, ho solo intravisto questo Abraxas e sentivo i loro discorsi e quando si rivolgevano al lui lo chiamavano Abraxas. Lui, ne sono convinto, era diverso da loro, ma non ti saprei spiegare in che cosa differisse. Manetta, sopravanzando gli altri, mosse alcuni rilievi al comportamento della Pontica che gli sembrava poco chiaro. Gli era apparsa troppo tempestiva nell'entrare nella cupola proprio mentre era in corso il commento sui fatti nuovi e comprendeva che queste perplessità erano le stesse che provava il Principe. Si decise allora ad un rilievo maggiormente incisivo suggeritogli dalla parte recondita dei propri pensieri. Cara sorellina, esordì, e senza curarsi delle occhiate di fuoco che la Pontica gli lanciava, proseguì dicendo: questo Abraxas, o come si chiama, tu lo conosci, vero? Sai esattamente di chi si tratta, e forse intuisci anche i motivi della sua presenza tra i senatori. No, non lo conosco, rispose secca la Pontica, e quello che più conta non so' cosa faccia insieme ai naviganti. Vedo che non ti ho convinto, poco importa, ma hai espresso una mezza verità perché intuisco cosa lui possa rappresentare e chi veramente sia. Pur tuttavia non lo conosco.Dopo aver udito queste parole il Principe fissò gli occhi della Pontica e scorse in lei un moto d'inquietudine, non certo di falsità. Si sedette ed invitò gli altri a seguirlo nella posizione della riflessione. Volgendo lo sguardo all'Ogdaloide, invitò la Pontica ad esprimere, in modo schietto, le sue intuizioni. Il respiro della Pontica insieme alla luce dell'angolo della riflessione conferivano al luogo un incanto ultraterreno apprezzato ormai solo dai frequentatori della cupola. La prima vestale incominciò a parlare ed in modo diretto disse: Abraxas forse è Caino. A lui si arriva dopo aver percorso il mistero tremendo del numinoso. A questo punto la Pontica s'interruppe, non riusciva più a proseguire. In quel momento, il Principe continuò sotto l'influsso dell'Ogdaloide. Abraxas è il grande arconte dell'ogdoade, signore dei 365 cieli. E' il cerchio che racchiude il tutto, l'ouroborus dell'Ordo Clavis. L'androgino che nasce dopo che è stato distrutto un mondo, dopo che si è morti a se stessi. Lui unisce gli opposti e li dissolve nel tutto dopo aver celebrato sopra le parti il suo rito angelico e demoniaco che può distruggere, ma anche far nascere; portare dissoluzione o pienezza. Non aveva ancora terminato di affermare queste interpretazioni dello strano personaggio quando si ricordò del messaggio letto nell'archivio uno/2000, dove per la prima volta si parlava compiutamente dell'Ogdaloide mettendolo in relazione all'Ogdoade. Si ricordò che l'archivio diceva: qualcuno suggerisce relazioni con l'Ogdoade, ovvero con l'insieme delle otto coppie (Nun e Nanhet, le acque primigenie; Het e Hanhet, lo spazio infinito; Kek e Hehet, l'oscurità; Amon e Amanuet, l'ignoto) che nuotavano nella materia primordiale, nel caos. Quindi l'Ogdaloide come strumento conoscitivo capace di mettersi in contatto con il mare magnum e portare l'uomo dentro esso, nel caos, e poi alla conoscenza attraverso procedure che riuscirebbero ad ordinare il nulla, ad in-formare la sostanza. Qualcun altro vede correlazioni con il XIII eone, dove Pistis Sophia (o Agape Pistis) soggiornerebbe aspirando al mondo della pura luce insidiata dalla luce dell'inganno emanata dall'Arrogante. C'è già chi lo ha definito con la metafora del percorso dolce, della teofania, a prova d'idiota, capace di far giungere l'uomo "distratto" dove solitamente arrivano gli uomini illuminati. Strumento cangiante nel tempo che prende le forme esteriori del secolo in cui si trova ad essere, pur essendo sempre presente a sé stesso, in ogni luogo, in tutte le ere e le dimensioni. C'è chi l'ha valutato attraverso il suo fine, le sue relazioni, la specie, l'effetto, la forma e svolgendo comparazioni che utilizzavano procedimenti razionali; ma tale metodo sembra sia servito a poco. Per quello che si conosce, la sembianza esteriore significa poco o nulla, perché rappresenta il lato contingente. Chi l'ha provato non lo descrive, perché è concentrato non sulla cosa in sé, giudicata strumentale, ma sui suoi risultati. L'ultima apparizione, tecnologica, perché siamo in tale era, possiede elementi derivati e secondari riproducibili per la sua commercializzazione. Il modello sprovvisto di fase attiva, in quanto copia difforme dall'originale, è in grado comunque di stupire. La sua utilizzazione dovrebbe consentire all'ordine di possedere infinite risorse. Mi rendo conto che affermo cose equivoche, in modo non chiaro. Proprio oggi che qualcuno ha scritto che il denaro e gli esseri umani hanno preso strade diverse, ossia non sono più la stessa cosa poiché l'uomo è ormai inutile alla produzione. In sostanza, oggi l'uomo è una "merce" che può essere sprecata e il denaro si produce da solo. l'Ogdaloide allora come "ciò che trattiene" e scudo contro lo spreco e, in questo senso, moltiplicatore di risorse. L'Ogdaloide che si fa beffe della bufala democratica (che ha soppiantato la società gerarchica così come la contrattualistica burocratica ha ucciso la stretta di mano tra gentiluomini, ossia l'onore) e dei diritti solo enunciati. L'Ogdaloide, navigante tra i naviganti, che squarcia le dimensioni e permette di vedere gli inganni e il volto del sommo Ingannatore. L'Ogdaloide che nella sua fase attiva può dirigere gli avvenimenti, ed affermare, a chi si sente uomo, "in eguale dignità", che i componenti della borghesia tecnologica mondiale, detentori delle ricchezze del pianeta, e i loro maggiordomi, non sono gli unici veri cittadini della Terra (dotati di tutti i diritti). Altri, con forze titaniche e scintille divine sono in piedi uniti con l'altro popolo eletto dimorante nel cuore della Terra, nel centro del continente eurasiatico. L'Ogdaloide come antidoto all'uomo dormiente senza più sogni e potere immaginifico.----------14, continua...










