Il racconto:
"Nel secolo che verrà: l'Ogdaloide nella cupola luminosa"
by Anonimo Corale detto "IL PROFETA"
23, Il maestro
Voltandosi verso lo specchio scoppiò in una sogghignante risata ed imperioso esclamò: "Giro con la matita colorata, ma non sono un maestro. I maestri di questi tempi hanno perso la maestria ed io il titolo. Questi hanno la pretesa di piantare semi di zagara in terreni grassi e vederci germogliare bellissimi fiori. Non si accontentano dell'azione della semina, hanno la pretesa di piegare la natura ai loro desideri e chiamano tutto questo realismo o visione chiara della realtà. Il maestro di un tempo piantava il giusto seme nel giusto terreno, con la buona luna , conoscendo le stagioni, l'umidità, l'orientamento e il potere della notte. I legami simbiotici e i giusti segni facevano il resto. Il prodotto era omaggiato dalla fortuna, ma la fortuna era il risultato della conoscenza del maestro." Oggi non è più così, gli fece eco lo specchio, si vuole forzare, obbligare, costringere e tutto questo in nome della libertà. "Potrai puoi godere del profumo della zagara" esclamò forte il riflettente. Ma la zagara non cresce in queste condizioni e se dovesse crescere impropriamente non avrebbe il dolce profumo ed anche se l'avesse potrebbe non esserci il senso dell'olfatto nell'osservatore "costretto". Il sentire è frutto di una certa qualificazione dove la libertà derivata dalla consapevolezza della giusta azione ha portato con sé frutti copiosi. Questa libertà è tale perché ci dona la gioia di coglierli nell'istante che si perpetua per l'eternità. La felicità è la compagna di strada della libertà. Vedere la zagara cresciuta, sentirne il profumo, trovarsi di fronte ad essa ed essere lei stessa. Ecco il frutto del maestro.










