Lasciamo sullo sfondo gli interrogativi necessari ad indagare il fenomeno goliardico alla luce dei suoi valori e nella prospettiva di una particolare visione della vita. Le domande e l'indagine ci porterebbero distante facendoci parlare "non di fatti reali o storie inventate, ma di qualcosa d'ancora più inconsueto, al cui paragone ciò che consideriamo realtà altro non è che finzione" (la citazione è presa dal libro di Peter Kingsley, Nei luoghi oscuri della saggezza). La ricerca dell'epifania ci porterebbe in un lontano borgo sopra lo Smirne, prima del VII secolo avanti Cristo, nel tempio di Era edificato sopra quello della dea Gula, la Guaritrice babilonese. E per citare Zolla, tale ricerca ci porterebbe "alla radice dell'occidente" dove esiste " una tradizione spirituale celata, concepita dai fondatori originari delle nostre scienze, ma poi travisata e cancellata con cura, sicché ben pochi ne conoscono oramai i nomi stessi, salvo i rarissimi che sappiano di avere in tasca la storia delle stelle e di poter andare in direzione del futuro soltando guardando il passato". Limitiamoci a guardale il XII secolo come un'epoca non solo caratterizzata dalla nascita di ordini religiosi e da dispute interminabile, ma, anche, impregnata di ironia, dove il divertimento e il lazzo erano di casa. Ecco l'apparizione di Goliardia e come molti conoscono diventa sinonimo di scherzo, gioco iniziatico, confraternita di clerici vaganti. Sul nome si appuntano le prime incertezze: alcune tesi fanno lo fanno derivare da quello di Pietro Abelardo, personaggio importante e significativo dell'epoca medievale: .
"Figura storica di filosofo e teologo medioevale, Pietro Abelardo (nato a Pallet, Nantes nel 1079, morto in convento nel 1142) venne assurto a simbolo e progenitore del Clerico Vagante medioevale, sia per un suo prestigio di verseggiatore, che lo vide autore di poemetti amorosi oltre a opere di filosofia, che per la fama di fine dicitore, e non per nulla fu per anni maestro di logica alla prestigiosa scuola di Parigi, ma divenne soprattutto noto e proverbiale per la sua tormentata esistenza." Sembra fosse anche un gran bevitore e proprio da questa caratteristica, comune a tutti gli studenti, secondo alcune errate dizioni deriverebbe il nome di Golia, dal latino gula. Certo è che la sua vita raccontata dall'autobiografia "Historia calamitarum mearum", concorse a fornire materiale a numerose ballate e chansons dei menestrelli medioevali. Simbolo del Clerico Vagante medievale, Abelardo univa quindi alla "curiositas" intellettuale, la passione per la vita mondana, attirando su di sé l'ira dei cultori del diritto canonico che lo condannarono, bollandolo come "Golia", ovvero "Satana", nei Concili di Soissons (1121) e Sens (1141). Abelardo fu felice di tale soprannome, di cui spesso nelle sue lettere si fregiava, poi ripreso anche da anonimi Clerici in opere come Apocalypsis Goliae, Golias in Romam Curiam e la Confessio Goliae dell'Archipoeta. Si vuole pertanto che il nome di Goliarda derivi appunto dalla contrazione di Golia Abelardo, cui in vari luoghi e in varie epoche gruppi di Clerici e di studenti si rifacevano, anche se il semplice termine di "seguace di Golia" in francese medioevale già suonava come goliard.Ancora oggi viene talvolta mantenuta nelle bolle e nei papiri degli studenti la formula di Goliae Abelardi fratres, ovvero "fratelli di Golia Abelardo", per indicare i fratelli in Goliardia. Resta il fatto che ben presto il termine goliardia entrò nell'uso comune, e nella lingua ufficiale della Chiesa, per indicare i Clerici Vagantes, insieme ad altri sinonimi tra i quali, molto amato dai Clerici stessi, ci fu quello di "Deciani", cioé "de secta Decii", dove il santo Decius, patrono della goliardia medievale, altri non era che il dado (déz). Bisogna ricordare innanzitutto che, nel sistema culturale medievale, scholasticus (studente) é sinonimo di clericus (persona dotta). Il Clericus, per fornirsi della cultura di tipo universale ed enciclopedico ad esso richiesta, era tenuto a vagare tra i vari studi, dislocati in diverse città, ognuno dei quali era specializzato in un distinto ramo di sapere. Nascevano così i Clerici Vagantes, studenti itineranti e non più monaci chiusi nel loro chiostro per tutto il ciclo di studi. Si respirava, nel secolo XII, aria di rivoluzione letteraria e morale all'interno dello stesso clericato, in concomitanza con la nascita delle prime università."L'amore per gli studi é quindi indiscusso, ma, accanto ad esso, i clerici trovavano spazio per i loro sentimenti personali e per passioni del tutto mondane: amore per le donne ed ebbrezza del vino, solenni mangiate e beffe irrisorie contro un'autoritspesso inchiodata alle proprie consuetudini ormai invecchiate (nihil novi sub sole)." Molto presto si nota nei testi una completa interscambiabilità tra i termini Clerici vagantes e goliardi.
Il disprezzo della Chiesa per i goliardi non era ingiustificato, se consideriamo che oggetto dei ritmi e metri rigorosamente latini dei Clerici vagantes erano satire ardite contro frati, abati, vescovi e papi oppure accuse contro la Curia romana, per la sua corruzione. Protesta politica e religiosa, ma non solo.
I carmina goliardici erano uno strumento provocatorio in tutti i sensi: si inneggiava con vitalità istintiva a Bacco, al gioco (il tabacco ancora non c'era) e a Venere, una sorta di trinità rovesciata, tanto più dissacratoria in una società in cui la visione religiosa del mondo, il potere religioso insomma, dettava ancora legge.
L'oltraggio era intollerabile e la Chiesa reagì.
Possediamo i passi di due concilii, quello di Treviri (1227) e quello di Rouen (1231), intesi, tra le altre cose, a limitare l'attività degli studenti ribelli, in cui per la prima volta compaiono i termini studenti vaganti o goliardi o famiglia di Golia.
Dopo il terzo ammonimento si sarebbero tolti loro i privilegi del chiericato, tra i quali, l'esenzione dal servizio militare, dai tribunali comuni e dalle tasse.
Ma i goliardi continuavano ad esistere, lasciando nella loro poesia interessanti quadri della loro vita da bohèmienne ante litteram, colti e irriverenti, affascinanti ancora di più per il loro anonimato.
Questi carmi sono pervenuti in varie raccolte tra cui spicca quella denominata "Carmina Burana".
Famoso codice del XIII secolo con una raccolta di canti medievali goliardici, fu così battezzato dall'editore J.A. Schmeller, che lo pubblicò nel 1847, dal nome latino dell'abbazia bavarese di Benediktbeuren (Bura Sancti Benedikti) ove fu rinvenuta.
Conservata ora a Monaco, la raccolta comprende oltre trecento composizioni del XII e XIII secolo, quasi tutte in latino, di argomento vario (l'amore, la natura, la religione).
Caratteristica precipua di parte dei Carmina Burana é, però, quella di satireggiare e condannare la corruzione della gerarchia ecclesiale, e in particolare della curia romana, e la decadenza degli studi. Questo gruppo di canti, il più numeroso, é denominato Kontrafakturen, perché sullo schema ritmico di versetti e litanie religiose, innesta i suoi contenuti satirici e licenziosi.
Queste composizioni, cui si affiancano altre di celebrazione della donna, del bere, del gioco, motivi tipici della cultura goliardica dei clerici vagantes, sono in parte anonimi, in parte riconducibili a poeti e rimatori come Ugo d'Orleans, Serlone di Wilton, Pietro di Blois, Gualtiero di Chatillon. Tra i titoli più famosi "In taberna quando sumus", la "Confessio Goliae", attribuita all'Archipoeta, "Clerici Vagantes", "Pater noster qui es in shipis", "Confiteor Reo Bacco Onnipotanti", "Missa de potatoribus", e via dicendo.
Dei Carmina Burana esistono alcune edizioni parziali in commercio, abbastanza facilmente reperibili, e anche dischi, tra cui ottimi quelli Deutsche Grammophon.
Col tempo però, nei secoli XIV e XV, l'amore per la scienza e la dedizione allo studio si tramutarono in adorazione per il denaro e i Clerici Vagantes, pur continuando a viaggiare tra città e città, passavano da una corte all'altra solo per allietare i vari signori nel ruolo di giocolieri e menestrelli.
Un po' alla volta la goliardia perse di importanza e dal XV secolo il suo nome non viene più menzionato, per ricomparire, con un nuovo significato, nel secolo XIX ed arrivare quindi ai nostri giorni.
"Figura storica di filosofo e teologo medioevale, Pietro Abelardo (nato a Pallet, Nantes nel 1079, morto in convento nel 1142) venne assurto a simbolo e progenitore del Clerico Vagante medioevale, sia per un suo prestigio di verseggiatore, che lo vide autore di poemetti amorosi oltre a opere di filosofia, che per la fama di fine dicitore, e non per nulla fu per anni maestro di logica alla prestigiosa scuola di Parigi, ma divenne soprattutto noto e proverbiale per la sua tormentata esistenza." Sembra fosse anche un gran bevitore e proprio da questa caratteristica, comune a tutti gli studenti, secondo alcune errate dizioni deriverebbe il nome di Golia, dal latino gula. Certo è che la sua vita raccontata dall'autobiografia "Historia calamitarum mearum", concorse a fornire materiale a numerose ballate e chansons dei menestrelli medioevali. Simbolo del Clerico Vagante medievale, Abelardo univa quindi alla "curiositas" intellettuale, la passione per la vita mondana, attirando su di sé l'ira dei cultori del diritto canonico che lo condannarono, bollandolo come "Golia", ovvero "Satana", nei Concili di Soissons (1121) e Sens (1141). Abelardo fu felice di tale soprannome, di cui spesso nelle sue lettere si fregiava, poi ripreso anche da anonimi Clerici in opere come Apocalypsis Goliae, Golias in Romam Curiam e la Confessio Goliae dell'Archipoeta. Si vuole pertanto che il nome di Goliarda derivi appunto dalla contrazione di Golia Abelardo, cui in vari luoghi e in varie epoche gruppi di Clerici e di studenti si rifacevano, anche se il semplice termine di "seguace di Golia" in francese medioevale già suonava come goliard.Ancora oggi viene talvolta mantenuta nelle bolle e nei papiri degli studenti la formula di Goliae Abelardi fratres, ovvero "fratelli di Golia Abelardo", per indicare i fratelli in Goliardia. Resta il fatto che ben presto il termine goliardia entrò nell'uso comune, e nella lingua ufficiale della Chiesa, per indicare i Clerici Vagantes, insieme ad altri sinonimi tra i quali, molto amato dai Clerici stessi, ci fu quello di "Deciani", cioé "de secta Decii", dove il santo Decius, patrono della goliardia medievale, altri non era che il dado (déz). Bisogna ricordare innanzitutto che, nel sistema culturale medievale, scholasticus (studente) é sinonimo di clericus (persona dotta). Il Clericus, per fornirsi della cultura di tipo universale ed enciclopedico ad esso richiesta, era tenuto a vagare tra i vari studi, dislocati in diverse città, ognuno dei quali era specializzato in un distinto ramo di sapere. Nascevano così i Clerici Vagantes, studenti itineranti e non più monaci chiusi nel loro chiostro per tutto il ciclo di studi. Si respirava, nel secolo XII, aria di rivoluzione letteraria e morale all'interno dello stesso clericato, in concomitanza con la nascita delle prime università."L'amore per gli studi é quindi indiscusso, ma, accanto ad esso, i clerici trovavano spazio per i loro sentimenti personali e per passioni del tutto mondane: amore per le donne ed ebbrezza del vino, solenni mangiate e beffe irrisorie contro un'autoritspesso inchiodata alle proprie consuetudini ormai invecchiate (nihil novi sub sole)." Molto presto si nota nei testi una completa interscambiabilità tra i termini Clerici vagantes e goliardi.
Il disprezzo della Chiesa per i goliardi non era ingiustificato, se consideriamo che oggetto dei ritmi e metri rigorosamente latini dei Clerici vagantes erano satire ardite contro frati, abati, vescovi e papi oppure accuse contro la Curia romana, per la sua corruzione. Protesta politica e religiosa, ma non solo.
I carmina goliardici erano uno strumento provocatorio in tutti i sensi: si inneggiava con vitalità istintiva a Bacco, al gioco (il tabacco ancora non c'era) e a Venere, una sorta di trinità rovesciata, tanto più dissacratoria in una società in cui la visione religiosa del mondo, il potere religioso insomma, dettava ancora legge.
L'oltraggio era intollerabile e la Chiesa reagì.
Possediamo i passi di due concilii, quello di Treviri (1227) e quello di Rouen (1231), intesi, tra le altre cose, a limitare l'attività degli studenti ribelli, in cui per la prima volta compaiono i termini studenti vaganti o goliardi o famiglia di Golia.
Dopo il terzo ammonimento si sarebbero tolti loro i privilegi del chiericato, tra i quali, l'esenzione dal servizio militare, dai tribunali comuni e dalle tasse.
Ma i goliardi continuavano ad esistere, lasciando nella loro poesia interessanti quadri della loro vita da bohèmienne ante litteram, colti e irriverenti, affascinanti ancora di più per il loro anonimato.
Questi carmi sono pervenuti in varie raccolte tra cui spicca quella denominata "Carmina Burana".
Famoso codice del XIII secolo con una raccolta di canti medievali goliardici, fu così battezzato dall'editore J.A. Schmeller, che lo pubblicò nel 1847, dal nome latino dell'abbazia bavarese di Benediktbeuren (Bura Sancti Benedikti) ove fu rinvenuta.
Conservata ora a Monaco, la raccolta comprende oltre trecento composizioni del XII e XIII secolo, quasi tutte in latino, di argomento vario (l'amore, la natura, la religione).
Caratteristica precipua di parte dei Carmina Burana é, però, quella di satireggiare e condannare la corruzione della gerarchia ecclesiale, e in particolare della curia romana, e la decadenza degli studi. Questo gruppo di canti, il più numeroso, é denominato Kontrafakturen, perché sullo schema ritmico di versetti e litanie religiose, innesta i suoi contenuti satirici e licenziosi.
Queste composizioni, cui si affiancano altre di celebrazione della donna, del bere, del gioco, motivi tipici della cultura goliardica dei clerici vagantes, sono in parte anonimi, in parte riconducibili a poeti e rimatori come Ugo d'Orleans, Serlone di Wilton, Pietro di Blois, Gualtiero di Chatillon. Tra i titoli più famosi "In taberna quando sumus", la "Confessio Goliae", attribuita all'Archipoeta, "Clerici Vagantes", "Pater noster qui es in shipis", "Confiteor Reo Bacco Onnipotanti", "Missa de potatoribus", e via dicendo.
Dei Carmina Burana esistono alcune edizioni parziali in commercio, abbastanza facilmente reperibili, e anche dischi, tra cui ottimi quelli Deutsche Grammophon.
Col tempo però, nei secoli XIV e XV, l'amore per la scienza e la dedizione allo studio si tramutarono in adorazione per il denaro e i Clerici Vagantes, pur continuando a viaggiare tra città e città, passavano da una corte all'altra solo per allietare i vari signori nel ruolo di giocolieri e menestrelli.
Un po' alla volta la goliardia perse di importanza e dal XV secolo il suo nome non viene più menzionato, per ricomparire, con un nuovo significato, nel secolo XIX ed arrivare quindi ai nostri giorni.










